martedì 29 maggio 2012

DARK SHADOWS


Domenica sera sono finalmente andato a vedere “Dark Shadows” l’ultimo film scritto e diretto da Tim Burton. Sono entrato in sala con un certa diffidenza figlia degli insuccessi delle sue ultime (deludenti) pellicole e perché credevo che mi sarei trovato davanti all’ennesimo remake (Dark Shadows è un vecchio e famoso telefilm) reinterpretato in puro stile Burton dove tutto come al solito sarebbe ruotato intorno allo strambo, asincronico e tenebroso Jhonny Depp. Questo era quello che pensavo prima di entrare al cinema non quello che ho pensato a proiezione finita! Dark Shadows infatti si è dimostrato essere un film davvero particolare: un inaspettato mix di generi che mi ha sorpreso, divertito e coinvolto dall’inizio alla fine. Difficilmente etichettabile, non è un horror, non è una commedia e non è neanche un film drammatico pur essendo tutte queste cose insieme, l’ultima fatica di Tim Burton oltre ad essere girata con la solita maestria ed accuratezza tecnico-stilistica ha anche una storia di base originale e a tratti divertente. Questa:

il piccolo Barnabas è poco più di un ragazzino quando viene portato dai genitori nel nuovo mondo per cercare di sfuggire ad una terribile maledizione che incombe sulla sua famiglia: i Collins. In America col passare degli anni diventa un gran seduttore e riesce a far fortuna almeno fino a quando l’amore non corrisposto per Angelique lo porterà ad essere trasformato da questa giovane strega in un vampiro e ad essere sepolto ed abbandonato dentro una bara per quasi due secoli. Si risveglierà nel 1972 in un contesto storico profondamente differente passato dall’industrializzazione al post industriale e dagli abiti coi pizzi e i merletti a quelli vivaci e colorati degli Hippie.

Il contrasto di un personaggio del diciottesimo secolo che imprevedibilmente si trova suo malgrado a dover vivere nel ventesimo già da solo poteva bastare per creare uno script interessante e divertente, se poi questo personaggio è un vampiro interpretato da Depp allora il gioco è davvero fatto; si perché ancora una volta il bell’attore americano dimostra di trovarsi a suo agio nei panni di un “freak” come Edward, Sweeny Todd o Willy Wonka: personaggi fragili, sofferenti, incompresi e con un anima come appunto Barnabas Collins. Intorno a Depp comunque hanno lavorato altri bravissimi attori capaci di interpretare in maniera davvero convincente ognuno il proprio personaggio: a partire da Michelle Pfeiffer, che pur di recitare un ruolo in questo film ispirato al suo telefilm preferito, sembra abbia chiamato personalmente Burton, passando per la sempre presente Helena B. Carter fino ad arrivare alle splendide e calzanti interpretazioni di Eva Green e Chloe Morets (già apprezzata di recente in Kick-Ass). Tutti davvero bravissimi nei panni di un nugolo di personaggi dal make-up creativo-estremo, inseriti alla perfezione in un’ambientazione anni ’70 (che cinematograficamente come sempre non delude mai!) caratterizzata però da atmosfere dark; un segno distintivo dello stile di Tim Burton, una sorta di marchio di fabbrica facilmente riconoscibile per quel tocco di gotico nelle ambientazioni, per la fotografia desaturata, gli effetti speciali raffinati e per la ricostruzione minuziosa delle location e dei costumi che a me sinceramente avevano un po’ stancato soprattutto dopo il barbiere Sweeney ed Alice, ma che qui sono molto efficaci e funzionali sia alla storia che al film nel suo complesso. Dunque (un po’) inaspettatamente posso affermare con soddisfazione di aver (ri)visto finalmente un bel film di Tim Burton, non un capolavoro, ma sicuramente una pellicola alla Sleepy Hollow, ossia una di quelle che se tra qualche tempo mi ricapiterà sotto gli occhi avrò piacere di rivedere senza impegno. Concludo con una nota sulla colonna sonora che ovviamente puntando su pezzi di quegli anni non poteva deludere e sul regista ed il suo uso perfetto, disinvolto e personale delle carrellate sequenziali che io cinematograficamente parlando amo svisceratamente!


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