mercoledì 28 marzo 2012

EPISODI PILOTA

Qualche giorno fa ho iniziato a seguire queste due nuove serie tv di cui voglio commentare il primo episodio:


MEMPHIS BEAT
Jason Lee mi piace quasi quanto Bruce Campbell. Mi piace come inarca il sopracciglio, come sgrana gli occhi, come trascina gli scarponcini, come monta le labbra quando è sorpreso e come si liscia i baffi: tutte cose viste ed apprezzate in "My name is Earl" (serie tv strepitosa!), ma che non ci sono, neanche in minima parte, in questo “Memphis Beat”! in questo non-poliziesco infatti Jason Lee è stato ripulito, sbarbato (forse sarebbe meglio dire sbaffato!), impomatato e buttato sulla scena ad improvvisare, fare le facce e poco altro! Bene “Memphis Beat” in sintesi è tutto qui nonostante il tentativo degli Autori di inserire nell’episodio pilota tutto il repertorio di banalità e luoghi comuni che conoscevano su Memphis da Elvis in poi. Così più perplesso che incuriosito ho visto anche il secondo e terzo episodio e devo dire che il mio giudizio non è cambiato perché anche nelle puntate successive manca qualsiasi cifra stilistica in regia, montaggio, dialoghi per non parlare del ritmo, vero assente ingiustificato. “Memphis Beat” per questo non coinvolge mai, non ha continuità narrativa e appare come una serie di scenette slegate tra loro e risolte male senza l’ironia che dovrebbe avere una commedia o l’intreccio e i colpi di scena di un poliziesco. Se continua così secondo me non ci sarà una seconda stagione…


TOUCH
Touch” è potenzialmente una di quelle serie tv che potrebbero piacermi e molto. Ha un tema di fondo, quello dell’autismo, che da solo può aprirsi su scenari diversi e di vario livello ed un cast importante capeggiato da Kiefer Sutherland che chiuso con “24” si è lanciato in questa nuova avventura. Detto questo aggiungo il fatto che l’episodio pilota, oltre ad introdurre i personaggi principali e quelle che saranno le vicende future, racconta già una prima ed interessantissima mini-storia ad incastro in stile uroboro di quelle per cui io vado matto. Certo alcune dinamiche delle storie secondarie sono risolte in maniera approssimativa e superficiale, ma riuscire a racchiudere il tutto e bene in’ora scarsa di pellicola non è facile, ma “Touch” ci è andato vicino.

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