giovedì 9 settembre 2010

LA TUA CONCENTRAZIONE DEVE ESSERE PIU' CONCENTRATA


Roma: ieri sera sono finalmente riuscito a vedere Karate Kid – La leggenda continua, uno dei film (insieme ad Expendables e Johan Hex) che stuzzicava più di altri il mio appetito cinematografico; devo ammettere che le mie aspettative erano nettamente più alte rispetto a quello che è stato poi il risultato finale. Durante la visione ho cercato più volte di non cadere nella tentazione di paragonare questo film con il suo predecessore datato 1984, senza però riuscirci! È stato inevitabile infatti mettere sul piatto della bilancia il film (mezzo capolavoro secondo me) di John G.Avildsen e quello firmato Harald Zwart. E da questo confronto la pellicola di HZ ne esce sconfitta e di brutto; non che KK2010 sia un brutto film, ma poco centra col bellissimo film interpretato dall’allora semi-sconosciuto Ralph Macchio. Parlare di remake infatti è sbagliato perché KK2010 è un film autonomo che ricalca le dinamiche di KK84 re-interpretandole in chiave moderna. Cercherò di spiegarmi meglio:

Karate Kid 2010 è uno sport-movie piuttosto classico nel quale il protagonista (emarginato alla ricerca del suo posto nel mondo e di una rivalsa) cerca se stesso e realizza la sua maturazione come individuo grazie agli insegnamenti del suo Maestro (di arti marziali e di vita) conosciuto per caso. Da qui si capisce che lo script che ha reso celebre KK e prima di lui Rocky alla fine funziona sempre ed inevitabilmente nelle scene finali ti trovi tuo malgrado a tifare incontrastatamente per Dre Parker, come avevi fatto in precedenza con Daniel La Russo e prima di lui con Rocky (in effetti poi se ci pensate KK non è altro che un Rocky pensato per i ragazzi). Ma se in KK84 a fare da sottofondo e filo conduttore del film c’era anche la bellissima storia d’amore adolescenziale tra due quindicenni, in questo KK2010 questo non c’è (probabilmente perché i protagonisti sono poco più che bambinetti) e si vede nel senso che si percepisce che manca qualcosa; come non c’è secondo me anche e soprattutto quello spirito di immedesimazione nel personaggio che tutti gli adolescenti al tempo avevano avuto nei confronti di Ralph Macchio che manca invece oggi con Jaden Smith. E questo è facilmente spiegabile dal fatto che Ralph Macchio quando girò KK era un italo-ispanico quasi completamente sconosciuto al grande pubblico che interpretò Daniel La Russa, ossia un personaggio che rappresentava per molti versi uno di NOI, un quindicenne timido ed impacciato dalle movenze goffe e con la faccia paffuta del bravo ragazzino che porta le buste della spesa alla vecchina della porta accanto mentre Jaden Smith pur impegnandosi molto non riesce proprio a togliersi dalla faccia quella sua espressione da futura (e sicura) star figlia di Willy e signora Smith che possono permettersi il lusso di produrre per il figlioletto un blockbuster da 60 milioni di euro! Con Dre Parker, bambino fisicato e bellissimo con dreadlocks al posto dei capelli e faccia da impunito, credo pochi dodicenni (anche “moderni”) si immedesimeranno. Questa però rimane una mia opinione. Quella che invece non è un’opinione solo mia è il fatto che Jackie Chan non abbia fatto rimpiangere il Maestro Noryuki Pat Morita, quello del famoso “metti la cera, togli la cera”. JC anche secondo me ha interpretato il suo miglior ruolo in lingua inglese da che fa cinema! Una grandissima prova di maturità cinematografica che in qualche passaggio sembra quasi una riflessione amara sull' invecchiamento per un JC apparso in gran forma che riesce se si può ad essere più convincente del “vecchio” Miyagi grazie al suo aspetto più umano, più tragico, più vero oltre che divertente (vedi la presa in giro della scena della mosca presa con la bacchetta). Il Maestro Han rispetto al Maestro Miyagi sembra avere più “spessore” ed il fatto che JC conosca davvero le arti marziali completa il quadro. Di cose da dire ce ne sarebbero moltissime altre, ma io qui mi limito a scrivere che in fondo KK2010 non è un film brutto, l’importante è comprendere che chi andrà a vederlo si troverà di fronte una pellicola che poco centra con quella che l’ha preceduta e che fondamentalmente è indirizzata (forse giustamente) ad un pubblico di ragazzini che non staranno li a chiedersi (come faccio io!) perché mamma e figlio si sono dovuti trasferire dagli Stati Uniti in Cina; come fa un ragazzino americano esperto in breakdance a sconfiggere dopo un solo mese di allenamento uno stuolo di bambini cinesi più grandi, allenati ed incazzati; perché il film si chiama Karate Kid se l’arte marziale su cui si fonda il film è il kung-fu; a cosa serviva la scena tragica del Maestro Han ubriaco che parla della moglie e del figlio morto se poi quella parte della storia non avrà praticamente nessuna influenza sulle vicende future del film (forse solo per dire la frase “la vita a volte può buttarti a terra, ma non sappiamo rialzarci”); perché i genitori della cinesina violinista non volevano che la figlioletta fosse amica di Dre per poi ritrattare di colpo tutto ed addirittura andare a tifare per lui al torneo; se a dodici anni i cinesi menano di brutto in quel modo a venti o trenta che faranno; insomma per capirci se non stai li a farti tutte queste domande e ti piace la cartellonistica finale del torneo coi bambini sullo schermo in stile Dragon-Ball allora passerai un paio d’ore piacevolmente.

P.S. concludo con un paio di domande:

Quando gli attori parlavano tra loro in cinese (es. i due Maestri nella palestra o quando Dre legge il foglietto al padre della cinesina-violinista) in Italia hanno messo i sottotitoli?
Nella scena finale (quella che in KK fu del colpo della Gru) Dre ipnotizza il cinesino cattivone come Michelle Yeoh aveva fatto con il cobra?

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