giovedì 17 dicembre 2009

SETTANTUNESIMO PASSO

IL BAMBINO DEL PARCO
“lei aspetta un figlio…non è felice?”.
La ragazza si carezza la pancia delicatamente e fissa la dottoressa senza parlare; poi si rimette il maglione, si alza, ringrazia con una smorfia del viso ed esce in fretta dalla stanza.
La strada è deserta, il parco davanti a lei invece è pieno di gente nonostante sia quasi Natale e a Roma nevica.
La ragazza si ferma e dalla tasca dei jeans sfila un biglietto. Ha gli occhi lucidi e le guance rigate da rimmel e lacrime.
Dei bambini intorno a lei giocano e lei li guarda. Il più piccolo del gruppo le si avvicina sorridendo. La ragazza si piega in avanti, gli carezza il viso con dolcezza poi riprende a camminare. A correre. Veloce verso il pontile.
Visto da lassù il mare sembra incredibilmente calmo e fa meno paura.
La ragazza riprende il foglietto e lo legge: “scusami se non ti ho aspettata, ma ormai mi dovresti conoscere e sai bene che non amo gli addii…domani mattina parto e non tornerò…credimi mi dispiace davvero…non ti dimenticherò mai…”.
La ragazza ha come un mancamento: la vista si fa appannata, il respiro è strozzato e le gambe si fanno molli. Con uno slancio di coraggio strappa quel pezzo di carta che ancora tiene in mano, guarda di sotto, chiude gli occhi e fa un passo in avanti.
Una mano però sembra come trattenerla tirandola per la coda del cappotto. Lei si ferma e si volta. E’ quella piccola del bambino del parco che col braccio teso la guarda senza parlare. Anche lei lo guarda sorpresa chiedendosi come abbia fatto ad arrivare da solo fin là. Avrà si e no cinque anni, ma la sua espressione seria sembra quella di un bambino più grande.
“non puoi fare il bagno adesso…siamo in inverno e l’acqua laggiù è fredda…” le sussurra con tenerezza.
La ragazza ha gli occhi brillanti di lacrime, non risponde e si morde le labbra. Poi all’improvviso, come l’inaspettata eruzione di un vulcano o quella di un temporale estivo, si fa largo dentro di lei una tormenta di emozioni che sembra squarciarle da dentro il petto, battere il cuore come un tamburo e tremare i sensi.
Gli occhi ora traboccano come fiume in piena e il singhiozzo le spezza il fiato.
La ragazza si volta. Di colpo sembra tornata serena.
Si guarda intorno, ma il bambino non c’è più.
Il mare alle sue spalle adesso è solo un bel ricordo dell’estate.
La ragazza china la testa e si carezza ancora la pancia.
Una piccola piega del labbro si trasforma così in un sorriso, in un altro ed un altro ancora mentre leggera riprende a camminare verso il parco.

1 commento:

MANUELA ha detto...

CIAO TIZIANO... era molto tempo che non passavavo dal tuo blog..questo racconto come sempre i tuoi, mi ha emozionato... in pochi versi c'è tanta intensità... la paura,l'angoscia,la meraviglia e la gioia... grazie per le emozioni che sai regalare :-)
un bacio .. manuela