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domenica 17 agosto 2014

HARRY POTTER E LA PIETRA FILOSOFALE

Con colpevole e grande-grandissimo ritardo ho cominciato a leggere gli Harry Potter cominciando ovviamente dal primo anno scolastico "La pietra filosofale". Sono arrivato a circa metà libro e devo dire che mi piace sia lo stile della Rowling che la storia raccontata a differenza del film (unico che ho iniziato a vedere!) che ho abbandonato dopo una mezzoretta di visione. Anche la traduzione non mi sembra malaccio come non mi dispiace l'edizione che mi sono ritrovato tra le mani, ossia la ristampa in brossura con alette della prima edizione. Avendo preso al tempo solo i primi tre volumi mi mancano gli ultimi quattro e per non cambiare edizione e traduzione mi sono messo alla ricerca degli stessi. Beh con mia grossa sorpresa la ristampa della prima edizione è più difficile da reperire dell'originale! ce ne sono in circolazione pochissime copie e chi ce l'ha evidentemente se le tiene! io dopo un lungo cercare sono riuscito a reperire il 4 ed il 7, ora per completare la serie non mi resta che portare a casa il volume 5 e 6 e chi mi conosce lo sa che non mi darò pace finchè non ci riuscirò! ah ah ah 

PS: se qualcuno che legge il post ha da vendere questi due libri o sa dove potrei trovarli mi può contattare o qui sul blog o sulla mai associata grazie

mercoledì 4 dicembre 2013

BUBBA HO-TEP - JOE R.LANSDALE

L'ultimo libro che ho letto è un racconto breve scritto da Joe R.Lansdale nel 2002 dal titolo "Bubba Ho-Tep" che vede come protagonista un Elvis Presley ormai appesantito e vecchio ricoverato in una casa di cura a lunga degenza per anziani. Le vicende che l'eclettico scrittore texano ci racconta sono un esplicito omaggio alle storie di "serie B" di cui l'autore si è sempre detto appassionato. Lo stile narrativo e soprattutto il linguaggio usato in queste 96 pagine è volutamente e marcatamente votato all'eccesso per quanto riguarda il cinismo e la volgarità. Personalmente non ho amato questo racconto e seppur l'idea di base è interessante non mi sento di consigliarlo a chi non ha mai letto JRL o a chi ha letto la sola saga dedicata ad Hap&Leonard perchè si tratta di un libro bizzarro espressamente dedicato al suo pubblico di nicchia. Molto meglio quindi iniziare da "Una stagione selvaggia" o "Acqua buia" se ci si vuole avvicinare al mondo di questo scrittore. Mentre scrivo questo commento ho iniziato a vedere il film tratto da questo racconto con uno dei miei attori preferiti, Bruce Campbell, nel ruolo del protagonista Elvis. L'inizio non è malaccio, appena finisco di vederlo magari scrivo un breve commento.

giovedì 28 novembre 2013

JOYLAND - STEPHEN KING


Si lo ammetto non sono un fan sfegatato di Stephen King e ho sicuramente visto più film tratti dai suoi racconti che letto i racconti stessi. Tra questi ho avuto la fortuna di vedere (ed in parte leggere) capolavori assoluti come "Il miglio verde" e "Misery non deve morire", ma anche film meno acclamati da critica e pubblico che però a me sono piaciuti parecchio come "A volte ritornano", "Brivido" e "IT" (parlo del film, non del romanzo che è fantastico!). Per questo motivo quando diversi mesi fa è uscito "Joyland", il suo ultimo romanzo, io non sono stato tra quelli che l'ha preso per primo o addirittura pre-ordinato, ma semplicemente sono stato uno di quelli che ha atteso lo sconto del 30% per acquistarlo per poi metterlo nello scaffale della libreria in attesa del momento giusto per cominciare a leggerlo; momento giusto che è arrivato solo pochi giorni fa quando con una certa diffidenza ho cominciato a sfogliarne le prime pagine prima di addormentarmi. E le prime pagine rapidamente sono diventate capitoli e le 23 sono diventate subito le 2 di notte! "Joyland" infatti già dai primi passaggi ti coinvolge nella storia al punto di non vedere l'ora di avere mezzoretta libera per andare avanti nella lettura! Devin Jones, "Jonesy" per gli amici, è il fantastico protagonista della storia, un io narrante che arrivato intorno alla sessantina ne approfitta per raccontare l'indimenticabile estate dei suoi ventuno anni. Lo Stephen King che torna due anni dopo "22/11/63" e quattro dopo "The Dome" sembra uno scrittore più rilassato che confeziona un romanzo intenso che parla di amore, di vita vissuta, di morte, di un fantasma e (ovviamente) di un mistero da risolvere. Non c'è horror in "Joyland" ed il thriller, seppur presente, è trattato in secondo piano rispetto all'appassionante storia di Dev e del suo passaggio dall'età giovane a quella adulta con tutte le gioie e i dolori ad esso collegati. Tra inquietudini, misteri, umorismo e riflessioni Stephen King confeziona un racconto dal ritmo perfetto che vi farà affezionare velocemente ai protagonisti e vi stregherà al punto di sperare che non finisca mai...

mercoledì 13 novembre 2013

DEATH METAL - TITO FARACI

Avevo letto parecchie storie del Tito Faraci sceneggiatore (per la Bonelli e la Disney), ma nessuna del Tito Faraci scrittore ("Oltre la soglia"), almeno fino a due giorni fa quando ho iniziato a sfogliare il suo "Death Metal". A convincermi della spesa (15.50€ a prezzo pieno non sono pochi!) sono stati l'ambientazione "Oltrepò Pavese" che conosco molto bene grazie alle origini di mia moglie, l'incipit "classico" alla base del racconto ed in ultimo, non mi vergogno ad ammetterlo, la copertina! mosso da questi presupposti mi sono auto-regalato questo libro per il compleanno ed appena ho avuto un pò di tempo libero ho cominciato a leggerlo. Lo stile narrativo del Faraci-scrittore, almeno in questo "Death Metal", sinceramente non mi ha convinto molto e i paragoni con King e Golding (riportati in quarta di copertina!)  li ho trovati oltre che eccessivi, completamente fuori luogo. "Death Metal" infatti è un racconto dalle trame e dai contenuti piuttosto sfruttati che non brilla certo per originalità e per costruzione del plot! per essere un thriller manca colpevolmente di tensione e crea in ritardo nel lettore (che in questo caso sarei io!) quell'aspettativa tipica del genere. Insomma questo DM è figlio del filone "gruppo di ragazzi che si perde nel paesino ai confini del Mondo abitato da pazzi organizzati" di cui era già piena la letteratura e la cinematografia e ha come difetto principale il fatto di non aggiungere nulla a quanto era stato raccontato fino ad oggi. Anche la "retro-storia" di quello che dovrebbe essere il protagonista l'ho trovata piuttosto debole e fine a se stessa soprattutto perché non mi è sembrata rilevante nell'economia complessiva del racconto. Se a tutto questo aggiungiamo un finale piuttosto banale e sbrigativo ci rendiamo conto di non trovarci davanti ad un capolavoro, ma semplicemente ad una storiella "dark" che si legge in un paio di giorni e forse più adatta au un quindicenne piuttosto che a un quasi quarantenne come me. 

sabato 9 novembre 2013

LE AVVENTURE DI GUNTHER BRODOLINI

Non conoscevo Alessandro Gori e non ero (o sono) un seguace del suo famoso blog “Lo Sgarabonzi”, ma incuriosito da una divertente ed argomentata recensione scritta da un mio ex-insegnante (online) di sceneggiatura ho deciso di prendere il suo ultimo libro “Le avventure di Gunther Brodolini”. A convincermi dell’acquisto, oltre alla curiosità, il prezzo (circa 6 euri!) e l’insolito formato rettangolare stretto e lungo capace di mandare in tilt il senso geometrico dell’ordine e dell’equilibrio di un fissato come me! concepito come il diario personale del giovane protagonista Gunther, un mocciosetto tenero e allo stesso tempo crudele, questo libro di racconti brevi, cronologici ed auto-conclusivi  a me a conti fatti non è piaciuto; riconosco delle trovate interessanti ed anche diversi spunti divertenti ed intelligenti, ma in linea generale non ho amato e non amo l’umorismo nero, marcio e psichedelico di cui sono intrise le sue pagine. Ci sono dei racconti che addirittura mi hanno dato anche un po’ fastidio perché li ho trovati eccessivamente “forzati”, ma sicuramente il tutto fa parte dello stile dell’Autore che io non ho completamente apprezzato; ma se da una parte l’atmosfera generale dei racconti non mi ha convinto, dall’altra mi sono piaciuti parecchio i giochi verbali e l’uso geniale dei nomi, uno su tutti: “Emerda - il cioccolato che non ti aspetti!”. 

lunedì 2 settembre 2013

IO E JOE R.LANSDALE


A fine luglio sono stato qualche giorno in vacanza con Maria a Cortona in occasione del "Cortona Mix Festival 2013". Tra gli appuntamenti che c'erano in programma (concerti di Elio, Jovanotti, incontri con Scilla, Saviano etc.) quello al quale tenevo in maniera particolare era con il mio scrittore preferito, il grande Joe R.Lansdale. Purtroppo l'incontro con i fans ed i giornalisti, inizialmente previsto per il venerdì 30 luglio alle ore 18, all'ultimo momento è slittato alla stessa ora del giorno dopo quando io però sarei stato già alla volta di Pavia! la delusione visibilmente palese sulla mia faccia ha spinto Maria nel disperato tentativo di cercare il famoso scrittore (precedentemente avvistato da quelli della Feltrinelli) per le vie del centro di Cortona. La ricerca è durata per tutta la mattina ed è stata prevedibilmente infruttuosa, ma quando avevo ormai perso le speranze nel tardo pomeriggio ho visto JRL seduto sulla scalinata della chiesa nella piazzetta principale con la moglie accanto. Appena l'ho intercettato non ci ho pensato su nemmeno un attimo: sono corso su per le scale, l'ho raggiunto ed in un discreto inglese mi sono presentato, l'ho salutato e gli ho fatto i miei complimenti. Il papà di Hap e Leonard si è mostrato di una gentilezza fuori dal comune: si è fatto fotografare più volte con me e Maria, mi ha scritto una dedica con firma su quello che lui considera il suo miglior racconto "Acqua buia" e ha risposto ad alcune domande su Hap, su Vanilla Ride e sugli sviluppi futuri della saga. Sono stati dieci minuti molto emozionanti che hanno reso una breve vacanza già di suo bellissima in una indimenticabile. 

sabato 17 agosto 2013

DEVIL RED - JOE R.LANSDALE

Al pari di “Vanilla Ride” anche questo “Devil Red” l’ho trovato assolutamente strepitoso, almeno in tutta la sua prima parte fine all’ingresso in scena (da me a lungo auspicato!) di Vanilla Ride. Fino a quel momento il racconto era stato davvero divertente, scoppiettante ed in grado di incollare il lettore alle sue pagine. Ho gradito e anche parecchio direi, l’aspetto più malinconico e riflessivo col quale vengono “tracciati” in questo racconto i due protagonisti che appaiono come mai prima d’ora, appesantiti ed invecchiati. La trama si dipana a meraviglia e come al solito non mancano né nuovi ed interessanti personaggi né soprattutto colpi di scena che raggiungono il loro clou dapprima con l’inaspettata crisi di Hap poi col ferimento a morte di Leonard ed infine col la scoperta dell’identità dell’implacabile sicario conosciuto col nome di Devil Red! Quello che non rende questo racconto il migliore in assoluto della saga è secondo me il finale un po’ troppo tirato per i capelli che neanche la riapparizione inaspettata (ma neanche troppo!) di Vanilla Ride riesce del tutto a salvare. Peccato perché in fondo gli ingredienti per renderlo davvero “unico” c’erano tutti: la crisi di panico e morale di Hap, Leonard in fin di vita, il plot riuscitissimo, l’alternanza tra la solita ironia sboccata e le riflessioni intimistiche dei protagonisti, i convincenti personaggi di contorno, il ritorno di Vanilla e i dialoghi come sempre riuscitissimi. Nonostante quest’ultima considerazione ritengo “Devil Red” uno dei racconti più belli scritti da Joe R.Lansdale finora al pari di “Rumble Tumble” e “Vanilla Ride”, uno di quelli che ti fanno venire voglia di leggerne subito un altro…

VANILLA RIDE - JOE R.LANSDALE


Dopo il mezzo passo falso precedente (vedi “Capitani oltraggiosi”) la macchina narrativa di Joe R.Lansdale si rimette in moto e lo fa alla grande confezionando quello che secondo me è il racconto più bello che vede come protagonisti Hap e Leonard! Dopo un inizio entro certi versi un po’ banale (liberare la nipote di Marvin Hanson da un gruppetto di trafficanti di droga) la storia decolla e dopo un vorticoso susseguirsi di colpi di scena trova il suo apice massimo nel finale quando entra in scena un nuovo straordinario personaggio: Vanilla Ride, la bellissima e letale ragazza-sicario che da il titolo al romanzo. Personalmente ritengo questa micidiale bionda il personaggio più riuscito (fatta eccezione per i protagonisti) dell’intera serie e quello che spero di ritrovare nei prossimi racconti di Hap e Leonard. Concludo il mio commento spendendo due parole sull’altro nuovo personaggio della storia, Tonto, che pur non avendo lo stesso appeal di VR a me è piaciuto parecchio e facendo una considerazione sull’importanza della traduzione: il passaggio dall’ottima Einaudi alla mediocre Fanucci, soprattutto all’inizio, è stato davvero destabilizzante!

P.S. ho riportato di proposito il titolo del racconto originale “Vanilla Ride” e non quello inspiegabilmente trasformato dalla Fanucci “Sotto un cielo cremisi” perché credo che mai come in questo caso il titolo sia stato più azzeccato!

CAPITANI OLTRAGGIOSI - JOE R.LANSDALE


Il sesto capitolo della saga Hap & Leonard tra quelli letti finora è quello che ho amato meno nonostante sia comunque uno dei racconti più spassosi ed incalzanti della serie. L’atto eroico con il quale Hap salva la figlia del suo ricchissimo datore di lavoro, che sarà poi l’incipit dell’intera storia, sinceramente l’ho trovato un po’ forzato, come ho trovato un po’ forzato il successivo sviluppo della stessa in quel del Messico. I nuovi personaggi introdotti in corso d’opera non mi hanno appassionato come i precedenti co-protagonisti (Jim Bob, Brett, Marvin etc.) ed anche il cattivissimo di turno, un nudista convinto a capo della mala di Playa del Carmen ed il suo assistente gigante, non mi hanno convinto fino in fondo. Nonostante questo Joe R.Lansdale si conferma ancora una volta uno scrittore davvero eccezionale capace di costruire una trama complessa e convincente che ahimè scade in un finale troppo sbrigativo e non all’altezza delle altre storie lette in precedenza.
 

lunedì 5 agosto 2013

LAMA DI RASOIO - MASSIMO LUGLI

Appartenente alla collana della “New Compton Editori” da 0.99€, questo “Lama di rasoio” di Massimo Lugli (altro Autore che non conoscevo) a me a conti fatti non è dispiaciuto. La trama è abbastanza coinvolgente ed anche se ci sono delle parti risolte un po’ troppo alla leggera ed il finale si sviluppa in due pagine, devo dire che si lascia leggere piacevolmente. Lo sfondo della storia, che vede come protagonista l’investigatore (senza età!) Mastrantonio, è una Roma poco ingombrante e scolorita che fa solo da contorno sfumato ai tanti personaggi presenti nel racconto e ai tre casi di omicidio che sono alla base della storia. Lo stile di Massimo Lugli non mi dispiace a patto che non venga paragonato con quello di altri “giallisti” più famosi ed indiscutibilmente molto più bravi di lui (Joe R.Lansdale, Stephen King, Mo Hayder ai quali aggiungerei anche Carlo Lucarelli tanto per fare i nomi di autori ho letto recentemente). Il suo stile è piuttosto diretto ed essenziale, poche descrizioni, parecchi dialoghi e continui ed improvvisi cambi di scena minimalisticamente introdotti, ai quali ho fatto un po’ fatica ad abituarmi. Mi è piaciuta poi parecchio la scelta dell’Autore di inserire nel suo racconto argomenti a lui cari, come i cenni e le nozioni sulle arti marziali che non sono mai apparse estemporanee, ma assolutamente calzanti col lo sviluppo della storia. Il plot non è un intreccio alla Guy Ritchie prima maniera, ma non dispiace perché già dalle prime pagine si ha la sensazione di avere tra le mani un “Giallo Mondadori” vecchio stampo che è perfetto da leggere a bordo piscina o sotto un ombrellone con un bel drink in mano.

SOGNI DI SANGUE - LORENZA GHINELLI

Rimasto imperdonabilmente senza nessun libro da leggere dopo soli due giorni di vacanza a Lipari, e con un mucchio di letture interessanti lasciate a Roma, ho deciso di investire poco meno di 3€ ed acquistare tre dei racconti che la “New Compton Editori” ha messo in vendita a soli 0,99€ l’uno. Tra questi c’era “Sogni di Sangue” di Lorenza Ghinelli, una giovane autrice che io sinceramente non avevo mai sentito nominare, ma che mi aveva incuriosito oltre che per l’anno di nascita anche e soprattutto perché finalista con questo racconto, del “Premio Strega”. A lettura ultimata (ci ho impiegato due giorni scarsi per finirlo tra una pausa ombrellone e una relax post doccia) devo dire che sono rimasto piuttosto deluso. La storia nel complesso è piuttosto banale e non brilla in termini di ritmo e coinvolgimento; i personaggi sono “trattati” piuttosto sbrigativamente e in poco più di cento pagine non ci si lega a nessuno di essi; lo snodo principale del racconto è risolto frettolosamente e non c’è uno straccio di colpo di scena che sia uno o un sussulto improvviso che riesca a far uscire il lettore dal piattume di una narrazione che procede lenta e prevedibile fino al finale prevedibilissimo. A poco servono gli slanci stilistici dell’Autrice che pur dimostrando a tratti di avere una discreta abilità lessicale, pecca colpevolmente in termini di costruzione e sviluppo del plot. Un buon racconto diventerà un libro di successo quando sarà in grado di creare nel lettore quel senso di attesa che lo spingerà incuriosito a voltare pagina dopo pagina per scoprire cosa accadrà in quella successiva e quella dopo ancora. In “Sogni di sangue” invece si gira velocemente pagina solo per togliersi il pensiero ed arrivare il prima possibile alla parola fine…

domenica 14 luglio 2013

RUMBLE TUMBLE - JOE R.LANSDALE


Dopo la dipartita di Trudy e Florida nei primi tre racconti è un vero sollievo scoprire che Brett, la terza compagna in ordine di tempo di Hap, pur senza qualche affanno e difficoltà sopravvive a “Bad Chili” ed è tra i protagonisti di “Rumble Tumble”, quinta storia della saga scritta da Joe R.Lansdale. In questo “episodio” la premiata ditta “Hap&Leonard” sarà impegnata nel disperato recupero di Tillie, figlia venticinquenne di Brett nonché prostituta, tenuta segregata da un gruppo di fanatici Neonazisti in una “fattoria” in Messico. Hap, comandato come sempre dal cuore, coinvolge in questo sanguinoso tentativo di salvataggio anche il fidato Leonard e come accaduto nelle avventure precedenti ad accompagnare i due protagonisti tra il Texas ed il Messico ci sono una serie di personaggi comprimari magistralmente descritti e caratterizzati come: Big Jim, temibile, ma “giusto” Boss; Red, un furbo e raffinato nano vestito da cow-boy e Wilbur un gorilla tutto muscoli e zero cervello. Le vicende di questi e di tanti altri personaggi si incroceranno continuamente e pericolosamente in questo esplosivo “gran casino” che tra sangue, calci, pugni, ossa rotte, morti e pallottole avrà come epilogo il classico duello all’ultimo sangue tra il buono ed il cattivo di turno. A conti fatti un altro bellissimo racconto.

IL MAMBO DEGLI ORSI - JOE R.LANSDALE


Sfogliando le pagine del blog mi sono accorto, un po’ per distrazione ed un po’ per fretta, di non aver speso neanche due righe sul terzo libro della serie Hap & Leonard dal titolo “Il Mambo degli orsi”. Le vicende di questa terza “avventura” seguono l’ormai consueto iter temporale-narrativo caro a Joe R.Lonsdale e catapulta i nostri due anti-eroi alla ricerca della ex ragazza di Hap, Florida, misteriosamente scomparsa mentre era in “missione” giornalistica a Grovetown, una cittadina del Texas gestita da un gruppo legato al Ku-Klux-Klan. Ovviamente l’accoglienza che l’intero paesino riserverà a due ficcanaso come Hap e soprattutto Leonard non sarà delle migliori e la l’improvvisata coppia di “detective” stavolta se la vedrà davvero brutta! La scena del pestaggio al bar è infatti secondo me quella più crudelmente e tristemente descritta di tutti i primi tre racconti e ci mostra per la prima volta i due protagonisti ridimensionati, sconfitti e anche per questo ancora più “umani”. Ne “Il Mambo degli orsi” c’è molto spazio per l’auto-analisi e moltissimo per la riflessione e l’intimismo e una volta girata l’ultima pagina Hap e Leonard assumono per il lettore nuove connotazioni e sfumature che ne arricchiscono ancora di più lo spessore e la credibilità facendo addirittura dimenticare che si tratta di personaggi fatti di inchiostro e di carta. Questa terza storia, oltre ad essere la più cruda delle prime tre è anche quella che personalmente ritengo più interessante e profonda rispetto alle altre. Veramente da leggere tutta d’un fiato…

venerdì 5 luglio 2013

BAD CHILI - JOE R.LANSDALE

E sono quattro! la scorpacciata estiva di racconti della coppia Hap & Leonard continua ormai senza ostacoli e senza sosta da circa un mesetto a questa parte. Sarò ripetitivo, ma erano diversi anni che non mi appassionavo ad uno scrittore come sta avvenendo adesso con Joe R.Lansdale. Dell'autore del Texas non voglio parlare perchè è già stato detto e scritto particamente tutto o quasi per questo spenderò solo due righe per commentare "Bad Chili" la quarta avventura della strampalata coppia di detective improvvisati di LaBorde. Tra i racconti finora letti questo è quello che mi è piaciuto meno almeno in termini di storia, mentre lo stile più o meno immutato rispetto all'inizio continua a piacermi e a convincermi. In "Bad Chili" come ne "Il mambo degli orsi" la storia entra quasi subito nel vivo ed ha come miglior pregio secondo me quello di introdurre due nuovi personaggi (dopo Florida, Hanson e Charlie) Brett e Jim Bob davvero interessanti e come sempre meravigliosamente caratterizzati che sono certo di ritrovare nei prossimi racconti. Tra un libro ed un altro resta quella continuity che apprezzo tanto e che influenza parecchio lo sviluppo delle vicende perchè legata ai cambiamenti fisico-psicologici dei protagonisti principali e non. Per farmi capire meglio faccio un esempio: Hap da "Una stagione selvaggia" a "Bad Chili" cambia molto come personaggio perchè come nella vita reale risente parecchio del passare degli anni e soprattutto delle esperienze vissute. Le avventure di Hap & Leonard per questo motivo non sono solo dei noir tutta azione, calci, pugni e colpi di pistola, ma sono delle storie che scavano parecchio a fondo nella natura umana e lo fanno senza essere mai retorici o banali. In "Bad Chili" come nei tre precedenti racconti c'è tanto intimismo e parecchia riflessione su temi noti come l'amicizia, l'amore, l'omosessualità, la famiglia, la malattia, la giustizia, la chiesa etc. Insomma non si tratta di semplici polizieschi ben strutturati e confezionati, ma di storie molto più complesse che proprio per questa loro caratteristica coinvolgono ed appassionano dalla prima all'ultima riga!

venerdì 21 giugno 2013

MUCHO MOJO - JOE R:LANSDALE

Non leggevo due libri di fila in meno di un mese dai tempi di "Birdman" e "Il Trattamento" di Mo Hayden! sono tornato a farlo di recente grazie al grande talento di Joe R.Lansdale e alla sua formidabile coppia Hap&Leonard che mi ha rapidamente e totalmente rapito! dopo aver divorato "Una stagione selvaggia" è stata la volta di "Mucho Mojo", altra storia interessante e ben costruita a metà strada tra il thriller ed il noir che aggiunge nuove informazioni sui due protagonisti arricchendone anche il profilo caratteriale. Mi piace parecchio la continuity che c'è tra il primo ed il secondo romanzo ed i continui rimandi alla prima "avventura", mentre se dovessi muovere una critica a JRL riguarderebbe solo l'entrata nel vivo della storia piuttosto rallentata. Questo però non scalfisce minimamente la godibilità di questo bel libro che precede la lettura de "Il mambo degli orsi". Sono certo che Hap&Leonard mi accompagneranno per tutta l'estate e la previsione di leggere le loro nove storie nei prossimi mesi mi fa sorridere se ripenso che in tutto il 2012 avevo letto solamente  "Un alibi di scorta" di Enrico Montesano.

mercoledì 12 giugno 2013

UNA STAGIONE SELVAGGIA - JOE R.LANSDALE

Con un ritardo di ventitre anni rispetto all'uscita nelle librerie ho letto "Una stagione selvaggia", il primo romanzo della serie Hap e Leonard scritto da Joe R.Lansdale. Dell'autore statunitense prima di questo avevo letto soltanto Bubba Ho-Tep, soprattutto perchè incuriosito dalla sua trasposizione cinematografica con protagonista uno dei miei attori preferiti: Bruce Campbell. Libro e film (soprattutto) sono stati piuttosto deludenti, ma per fortuna la stessa cosa  non si può dire di questo racconto edito nel 1990 che mi sono letto tutto d'un fiato in tre giorni. "Una stagione selvaggia" è secondo me davvero un ottimo libro, piacevole e coinvolgente, scritto e tradotto molto bene e appassionante e coinvolgente da subito; la storia principale infatti entra nel vivo velocemente e i due protagonisti principali del racconto vengono introdotti brillantemente e caratterizzati già dalle prime pagine in maniera molto convincente. Ad Hap e Leonard e alle loro vicende ci si affeziona così rapidamente da volerne sapere ancora e ancora di più! fiinito di leggere questa prima storia ho fatto in modo di preocurarmi immediatamenteanche il seguito "Mucho mojo" e anche "Bad chili", quarta storia (di nove!) in ordine cronologico. Visto che adesso sono già a metà del secondo racconto devo fare in modo di avere al più presto e nel modo più conveniente possibile il terzo capitolo "Il mambo degli orsi" prima di pensare alle restanti storie. In attesa di prenderli tutti, non mi resta da aggiungere altro che un consiglio per chi come me ancora non aveva mai letto un racconto di Hap-Leonard: recuperare il tempo perduto e farlo al più presto possibile!

lunedì 26 settembre 2011

UN ALIBI DI SCORTA DI ENRICO MONTESANO

A me Enrico Montesano è sempre piaciuto. E per sempre intendo dai tempi in cui recitava nel “Conte Tacchia” di Sergio Corbucci fino all’apparizione in “EX” di Fausto Brizzi, passando per l’immortale “Febbre da cavallo” e “Mi faccia causa” (il mio preferito) di Steno. E non mi erano dispiaciute neanche le sue apparizioni televisive in “S.P.Q.M.” e “Fantastico Enrico” e le sue performance teatrali, una tra tutte “Il Rugantino”.
Così quando Maria mesi fa mi ha portato a sorpresa a casa “Un alibi di scorta” il suo primo romanzo la curiosità e la voglia di leggerlo è stata davvero forte! Infatti io stimo molto gli “artisti” poliedrici che sanno spaziare in campi diversi: attori che diventano cantanti che diventano scrittori che sanno anche disegnare e via discorrendo. Un “caso” che mi appassionò anni addietro fu quello di Giorgio Faletti, un artista che dopo anni di prigionia in personaggi da “Drive in” si reinventò dapprima cantante impegnato (“Signor tenente”) a Sanremo ed abile scrittore di thriller (“Io uccido”) poi. Inizialmente la sua “mutazione” mi esaltò parecchio, poi bastarono un paio di sue dichiarazioni in tv, una frase “sbagliata” detta durante la presentazione di “Niente di vero tranne gli occhi” alla Feltrinelli (un giorno ve la racconterò questa storia) ed il sospetto (poi divenuta certezza!) che non fosse lui a scrivere i suoi romanzi per farmi passare tutti gli entusiasmi e per far crollare sotto le scarpe la stima nei suoi riguardi. Cosa che non credo succederà col buon vecchio EM perchè pur non essendosi dimostrato un gran talento alla scrittura, almeno i suoi romanzi se li scrive da solo! E questo lo dimostra il fatto che “Un alibi di scorta” infatti è infatti un racconto molto “alla buona” che non sembra avere grandi pretese concettuali, stilistiche e di contenuto. Il libro di 154 pagine scritto da EM in un bel romano accessibile anche ai non-romani, racconta la storia dai toni agrodolci di un geometra (Pietro detto Alboreto) che in seguito ad un’accidentale caduta avvenuta durante l’ispezione in un cantiere edile, rimane paralizzato dalla vita in giù. Questo incidente ovviamente comporterà una serie di cambiamenti nella sua tipologia di vita che saranno poi la causa dell’inaspettato spostamento degli affetti a cui sarà soggetto. Quindi un tema un po’ sfruttato che però EM non ha la presunzione e la pretesa di utilizzare per farci la morale sul tema dell’invalidità, ma piuttosto come concept iniziale intorno al quale costruire la storia che nelle sue intenzioni doveva essere un thriller (ma che un thriller non è!) capace allo stesso tempo di far ridere (senza successo!) e riflettere (poco). “Un alibi di scorta” infatti è secondo me un racconto incompiuto perché non ha il ritmo e le svolte narrative di un thriller, manca completamente della costruzione “umoristica letteraria” (la maggior parte delle battute sono affidate alla dialettica del protagonista ed avrebbero funzionato di più in video) e quando prova a “trasmettere emozioni” purtroppo scade nel banale. Comunque sia non tutto è male, infatti EM mostra una certa confidenza con la scrittura e riesce nel difficile compito di realizzare più di centocinquanta pagine di lungo, lunghissimo monologo che risulta si di facile lettura, ma che è nello stesso tempo anche davvero molto piatto. “Un alibi di scorta” ha il torto di non coinvolgerti mai nella storia che racconta, di non farti affezionare a nessun personaggio (tutti peraltro tracciati con superficialità) e di non lasciarti nulla o quasi nel momento in cui arrivi alla parola fine. Secondo il mio modesto parere EM nasce per stare davanti ad una telecamera ed è lì che ha dato e può dare ancora il meglio; questo tentativo, seppur nobile di scrittura, è un po’ fallito e il fatto di aver definito questa sua opera come scritta per immagini e pensata per il cinema non è una giustificazione perché probabilmente “Un alibi di scorta” magari potrà essere pure un bel film, ma intanto è un libro brutto.

lunedì 2 maggio 2011

UN ALIBI DI SCORTA


Roma: grazie a Maria ho l'opera prima del "debuttante" Enrico Montesano (il libro uscirà solo domani) e sempre grazie a Maria martedì la mia copia verrà anche autografata dall'autore! mi è sempre piaciuto Montesano come attore e sono curioso ora di scoprirlo come scrittore; le premesse sembrano buone perchè "Un alibi di scorta" si presenta come un thriller dal ritmo molto cinematografico impreziosito qua e la anche da spunti comici. Il fatto che poi l'uscita del racconto non sia stata pubblicizzata molto da Enrico Montesano che ha scelto la via dei "fari spenti" mi fa venire ancora più voglia di leggerlo e poi dire la mia. Appena concludo la lettura posterò un commento...