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giovedì 3 novembre 2011

CUORE DI ZUCCHERO


Qualche tempo fa la redazione del sito www.whatyoulove.it mi ha contattato per propormi di scrivere un articolo. Cosa che ho accettato e fatto subito con entusiasmo. Non vi anticipo nulla tranne il fatto che all'interno dell'articolo in questione troverete l'ultimo racconto breve che ho scritto. Se siete curiosi di sapere di cosa si tratta basta cliccare sul link qui sotto. In fondo all'articolo è possibile lasciare un commento, se avete voglia di farlo ve ne sarei davvero grato. 

mercoledì 13 aprile 2011

DILUVIO

Fuori piove a dirotto, ma a me non interessa perché sono chiuso in un bar insieme alla donna che amo. Sono troppo impegnato a studiare i graffi che le lacrime di rimmel hanno lasciato sul suo viso per accorgermi della pioggia che credo stia sommergendo la città. Marta mi parla del suo uomo e piange e urla e si dispera anche se io già so che tra poche ore lei finirà di nuovo tra le sue braccia o tra quelle di un altro che comunque non sarò io. Mentre singhiozza e tira su col naso la guardo, la sento, ma non la ascolto. Rifletto sui momenti che mi hanno portato ad essere un suo amico, forse il migliore, ma non il suo compagno per questo la fisso incantato mentre le sue labbra umide e contratte la rendono ancora più desiderabile. E non devo essere l'unico a pensarla così visto che Marta ha gli occhi degli ultimi clienti del locale puntati addosso: sguardi sedotti rivolti a lei e di commiserazione per me innamorato non corrisposto. Il bar chiude e ci sbatte fuori sotto il diluvio. Marta in mezzo alla strada rimane pochi attimi ferma nella pioggia: ha gli occhi imbrattati ed è davvero bellissima. “Adesso o mai più!” la prendo per un braccio, la tiro verso di me, chiudo gli occhi e la bacio. Le sue labbra serrate, dopo un istante di esitazione, si schiudono sulle mie lasciandosi andare in un lunghissimo, indimenticabile ed unico bacio. Quando riapro gli occhi ha smesso di piovere e Marta non c'è più.

lunedì 15 marzo 2010

COME ORDINARE "CORTOMETRAGGI INTERIORI"

PURTROPPO NON E' POSSIBILE ACQUISTARE PRIVATAMENTE NE' ONLINE IL MIO PRIMO LIBRO! CI SONO STATI DEI PROBLEMI CON L'EDITRICE E SOPRATTUTTO CON LA CASA DI DISTRIBUZIONE DI "CORTOMETRAGGI INTERIORI" CHE HA DECISO DI VENDERE LA MIA RACCOLTA SOLO ALLE LIBRERIE. PERTANTO L'UNICO MODO PER AVERLO E' GIRARE PER LE LIBRERIE TOSCANE CHE L'HANNO COMPRATO O FARE UN'ORDINE DI ALMENO TRENTA COPIE. VISTO CHE LA PRIMA IPOTESI E' DI DIFFICILE REALIZZAZIONE HO PENSATO ALLA SECONDA; PERTANTO CHI VOLESSE AVERE UNA COPIA DEL MIO LIBRO (AUTOGRAFATA) DEVE FARE UN VERSAMENTO DI 10 EURO SULLA CARTA POSTEPAY N. 4023 6004 4845 8077 E SCRIVERE SULLA MAIL tiziano.demartino@virgilio.it DELL'AVVENUTO PAGAMENTO E L'INDIRIZZO (nome, cognome etc.) AL QUALE SPEDIRE IL LIBRO. LE SPEDIZIONI DA PISA A ROMA E POI NELLE VOSTRE CASE SARANNO A MIO CARICO, PUTROPPO IL LIBRO NON POSSO REGALARLO A TUTTI. NON APPENA SARANNO RICHIESTE 30 COPIE PROVVEDERO' ALL'ORDINE E VI FARO' ARRIVARE LA VOSTRA COPIA/E A CASA. CI TENGO AD AGGIUNGERE CHE IO NON PRENDO UN'EURO SULLA VENDITA.

domenica 14 febbraio 2010

OTTANTANOVESIMO PASSO

DALL'ALTRA PARTE DEL BANCO
Roma: non ho mai fatto mistero del fatto che ai tempi della scuola se io nei temi riuscivo a prendere la sufficienza era già "grasso che colava" e che spesso per recuperare dei brutti voti ricorrevo all'aiuto di parenti o amici più bravi di me. Non mi vergogno a confessarlo, anzi è da questa considerazione che nasce questo post che è indirizzato a tutti quelli che come me avevano ed hanno un sogno creativo nel cassetto che credevano e credono ancora di non poter riuscire a vedere mai realizzato. Perché credetemi non è così! e a dirlo è un ragazzo che probabilmente ha scritto più racconti di quanti ne abbia letti, ma che nello stesso tempo ha continuato a scrivere e a crederci a dispetto di tutti e tutto. Certo non è semplice questo è vero, ma in fondo crederci e sognare non costa nulla. Io ho cominciato a scrivere dopo l'incontro con una persona speciale che mi regalò un taccuino dove raccogliere i miei pensieri. Finito quel diario ne ho comprato un altro ed un altro ancora. Alla fine rileggendo i miei pensieri e le mie riflessioni ho capito che quanto avevo appuntato nel corso di quegli anni, con le opportune modifiche del caso, poteva essere reso leggibile da tutti. Così nacque "Il dispari di due" (mai finito) e "Tutto quanto va in giro prima o poi torna". Certo erano racconti un pò difficili perché ovviamente per quanto uno può essere portato verso la scrittura se non ha però le basi tecniche ed organizzative difficilmente potrà confezionare un racconto pronto per essere pubblicato. In Italia poi è ancora più difficile e in pochissimi sono disposti ad investire sui "giovani" perché c'é il rischio concreto di perdere un sacco di soldi. Compreso il concetto ho iniziato a focalizzare la mia attenzione sui racconti brevi; poche pagine più semplici da organizzare tecnicamente, ma più difficili da rendere interessanti e coinvolgenti per il lettore. Ho così scritto "Domenica Mattina", "L'Astronave" e "Mìa", tre brevi storie che per un anno o poco meno sono state bocciate in tutti i concorsi a cui avevano preso parte. Addirittura "Mìa" era stata bandita da alcune rassegne per il linguaggio esplicito ed erotico con il quale era scritto. Poi però nel 2008 questi due ultimi racconti mi hanno fatto vincere due premi: uno della Giuria ed un Primo Premio assoluto in due differenti Concorsi Nazionali. Oggi a distanza di due anni sto qui a scrivervi mentre il mio primo libro "Cortometraggi Interiori" è pronto per la distribuzione e mentre in posta elettronica mi arrivano storie raccontate da persone che come me inseguono e sperano nel loro sogno che era ed è anche il mio. Da giudicato sono diventato dunque giudice e questo è avvenuto in un tempo talmente breve che non mi sembra ancora vero; ho difficoltà infatti a rivestire questo ruolo perché so bene cosa si prova a stare dall'altra parte del banco in attesa di una buona notizia. Il mio invito comunque è quello di provarci e provarci ancora perché se c'è riuscito uno che ai temi prendeva cinque e che oggi fa il giudice in un concorso letterario allora forse ci può riuscire ognuno di voi...basta crederci.
P.S vi ricordo che il Premio Cris Pietrobelli mette in palio gratuitamente una vera pubblicazione e che per partecipare basta andare sul sito www.crispietrobelli.blogspot.com

venerdì 29 gennaio 2010

OTTANTASEIESIMO PASSO

PREMIO NAZIONALE DI LETTERATURA POESIA E FANTASY "CRIS PIETROBELLI"

Roma: due anni fa in soli sei mesi ho avuto la fortuna, la sorpresa e la soddisfazione di vincere due importanti premi letterari in altrettanti concorsi nazionali: uno assegnatomi dalla giuria (L'Astronave) e un primo premio assoluto (Mìa). Quest'ultima vittoria mi ha permesso di avere a distanza di 24 mesi una pubblicazione (quasi) tutta mia (Cortometraggi Interiori) e l'immensa ed unica soddisfazione di vedere un mio "libro" sullo scaffale di una libreria vera. Bene, la stessa casa editrice di allora, a distanza proprio di due anni ha deciso di bandire la terza edizione dello stesso concorso ed ha pensato (oltre alla imminente pubblicazione) di farmi un altro regalo affidandomi l'organizzazione del premio. Non contenta, la stessa editrice mi ha riservato un posto nella giuria e mi ha nominato referente online della rassegna. Questa serie di notizie tutte insieme prima mi hanno fatto un pò girare la testa poi però mi hanno riempito di orgoglio e di voglia di cimentarmi in questa nuovissima avventura! così mi sono messo subito al lavoro ed insieme a Jolanda (organizzatrice e promotrice del Premio) abbiamo messo nero su bianco un regolamento, aperto una pagina facebook dedicata ed un blog. Il concorso si aprirà ufficialmente nel weekend, sarà completamente gratuito ed interamente online; parteciparvi è facilissimo, basta seguire le istruzioni riportate qui ed il gioco è fatto. Le categorie presenti sono il racconto breve, la poesia e la new entry, il testo fantasy. Verrà premiato il migliore di ciascuna categoria al quale sarà garantita, entro 18 mesi, una pubblicazione in condivisione con gli altri vincitori; quindi un pò come è successo a me. Per esperienza vi dico che partecipare non costa nulla, ma vincere potrebbe aprirvi davvero nuove porte verso il mondo della scrittura. L'idea di Jolanda di affidare ad un "giovane" come me l'organizzazione in toto dell'evento nasce dalla volontà della stessa di "ringiovanire" un pò la rassegna e scoprire nuove penne in giro per il web. Per qualsiasi info vi rimando a collegarvi sul mio blog, su quello dedicato al concorso e al sito della casa editrice, Cris Pietrobelli, che lo organizza. Se avete dubbi o domande la mia mail è a vostra disposizione come la posta su facebook. In bocca al lupo affilate le penne perché a breve si ricomincia a gareggiare...

giovedì 17 dicembre 2009

SETTANTUNESIMO PASSO

IL BAMBINO DEL PARCO
“lei aspetta un figlio…non è felice?”.
La ragazza si carezza la pancia delicatamente e fissa la dottoressa senza parlare; poi si rimette il maglione, si alza, ringrazia con una smorfia del viso ed esce in fretta dalla stanza.
La strada è deserta, il parco davanti a lei invece è pieno di gente nonostante sia quasi Natale e a Roma nevica.
La ragazza si ferma e dalla tasca dei jeans sfila un biglietto. Ha gli occhi lucidi e le guance rigate da rimmel e lacrime.
Dei bambini intorno a lei giocano e lei li guarda. Il più piccolo del gruppo le si avvicina sorridendo. La ragazza si piega in avanti, gli carezza il viso con dolcezza poi riprende a camminare. A correre. Veloce verso il pontile.
Visto da lassù il mare sembra incredibilmente calmo e fa meno paura.
La ragazza riprende il foglietto e lo legge: “scusami se non ti ho aspettata, ma ormai mi dovresti conoscere e sai bene che non amo gli addii…domani mattina parto e non tornerò…credimi mi dispiace davvero…non ti dimenticherò mai…”.
La ragazza ha come un mancamento: la vista si fa appannata, il respiro è strozzato e le gambe si fanno molli. Con uno slancio di coraggio strappa quel pezzo di carta che ancora tiene in mano, guarda di sotto, chiude gli occhi e fa un passo in avanti.
Una mano però sembra come trattenerla tirandola per la coda del cappotto. Lei si ferma e si volta. E’ quella piccola del bambino del parco che col braccio teso la guarda senza parlare. Anche lei lo guarda sorpresa chiedendosi come abbia fatto ad arrivare da solo fin là. Avrà si e no cinque anni, ma la sua espressione seria sembra quella di un bambino più grande.
“non puoi fare il bagno adesso…siamo in inverno e l’acqua laggiù è fredda…” le sussurra con tenerezza.
La ragazza ha gli occhi brillanti di lacrime, non risponde e si morde le labbra. Poi all’improvviso, come l’inaspettata eruzione di un vulcano o quella di un temporale estivo, si fa largo dentro di lei una tormenta di emozioni che sembra squarciarle da dentro il petto, battere il cuore come un tamburo e tremare i sensi.
Gli occhi ora traboccano come fiume in piena e il singhiozzo le spezza il fiato.
La ragazza si volta. Di colpo sembra tornata serena.
Si guarda intorno, ma il bambino non c’è più.
Il mare alle sue spalle adesso è solo un bel ricordo dell’estate.
La ragazza china la testa e si carezza ancora la pancia.
Una piccola piega del labbro si trasforma così in un sorriso, in un altro ed un altro ancora mentre leggera riprende a camminare verso il parco.

venerdì 4 dicembre 2009

SESSANTUNESIMO PASSO

CONSIGLI PER L'ACQUISTO...

Roma: incrocio le dita prima di scrivere quanto segue, ma stavolta sembra proprio che il mio primo libro "Cortometraggi Interiori" sarà in uscita a brevissimo quindi giusto giusto per Natale. Allora siccome costerà solo 10 euro ed invece di contenere dieci miei racconti brevi ne conterrà addirittura dodici trovatemi voi un motivo per farvelo scappare! è vero che la veste grafica non è il massimo, ma il libro conterrà anche breve biografia mia e di Max (il mio amico Autore di Poesie), una breve presentazione dell'editrice e la copertina del Sebba. Tutti buoni motivi per scegliere "Cortometraggi Interiori" come regalo di Natale...

lunedì 30 novembre 2009

CINQUANTANOVESIMO PASSO

DIDO (LA RAGAZZA ED IL SUO CAPPELLO)

Camminare mano nella mano per le vie del centro mi da un brivido.

Non è per via del freddo né per il fatto che siamo a fine novembre e a Roma piove.

No, proprio no. Non si tratta di questo, ma solo di emozione.

Sorridere con le mani strette l’una nell’altra davanti ad un caffè d’orzo in tazza grande in un centro commerciale ti da un brivido.

Non è per via del freddo né per il fatto che hai scelto il giorno sbagliato per avere la febbre.

No, proprio no. Non si tratta di questo, ma solo di emozione.

La stessa che abbiamo provato quando i nostri sguardi si sono incrociati la prima volta combinandosi perfettamente tra loro come tessere di un puzzle.

La stessa che proverai tu ogni volta che guarderai quel cielo.

La stessa che proverò io ogni volta che guarderò quella foto...quella della ragazza ed il suo cappello…

lunedì 12 ottobre 2009

TRENTANOVESIMO PASSO

CORTOMETRAGGI INTERIORI

Roma: finalmente il momento è arrivato, oggi attraverso mail infatti ho ricevuto la comunicazione che il mio primo libro uscirà a fine novembre. Dopo aver fatto collezione di ritardi (giustificati coi tempi di editoria, elaborazione grafica etc.) tra un mese e mezzo il mio libro troverà vita nelle librerie toscane e sarà possibile acquistarlo direttamente online sul sito della casa editrice. La responsabile mi ha garantito che sarà compreso tra le novità di Natale e spera di sfruttare proprio l'onda "spendacciona" delle festività per garantire a Cortometraggi Interiori un buon successo di vendita. Ora, anche se io non prenderò un euro dalle vendite e non so nemmeno quale sarà il prezzo di copertina, non mi sembra il caso di farsi scappare l'occasione di avere a casa la mia opera prima. Ci tengo ad aggiungere che oltre alla prima parte di produzione dei miei racconti ci saranno le bellissime poesie di Massimiliano Pegorini, un mio carissimo e bravissimo amico...a presto per tutte le altre notizie...

lunedì 21 settembre 2009

VENTOTTESIMO PASSO

NON SEMPRE I BUONI VINCONO MA NON SMETTONO MAI DI LOTTARE



Alessio viveva da sempre coi genitori in un piccolo, ma accogliente appartamento non lontano dal centro.
Per arrivarci bastava percorrere la Cristoforo Colombo verso fuori ed all’altezza della Fiera di Roma girare a sinistra verso la stazione.
Avevo percorso quella strada moltissime volte, soprattutto per andarlo a prendere col motorino quando, per un motivo o per un altro, dai vigili si era fatto ritirare il suo.
E questo purtroppo era accaduto talmente tante volte che il mio amico ad un certo punto fu costretto ad autodefinirsi il Re dell’infrazione.
Me lo ricordo grattarsi quei spini scuri che aveva sulla testa e sorridere mentre mi diceva “ tranquillo mi serve un passaggio, ma solo per oggi, stasera come al solito la Poliziotta passa al comando e sistema tutto”.
La Poliziotta, come la chiamava lui, non era altro che sua madre Antonella: una donna minuta sulla quarantina che con quei capelli corti tagliati sul collo e quell’inconfondibile sorriso ricordava molto la Audrey Hepburn di Colazione da Tiffany.
Antonella aveva speso quasi tutta la sua vita a fare la poliziotta di quartiere e ad aiutare gli altri, per questo in zona era conosciuta da tutti e tutti le volevano bene.
Alessio dalla madre aveva ereditato gli stessi occhi e lo stesso sguardo, ma non di certo lo stesso senso di responsabilità, di misura e del dovere.
Per questo Antonella in più di un’occasione era dovuta correre in soccorso del figlio per tirarlo fuori dai guai davanti ai suoi colleghi, aggiungendo così ogni volta un nome nuovo alla lunga lista di persone alla quale lei doveva un favore.
Io ovviamente non facevo parte di quell’elenco, ma nonostante questo la Poliziotta me la ricordo bene.
In particolar modo la ricordo nelle sere fredde d’inverno quando la vedevo rincasare dopo il turno di servizio mentre stavo in camera con Alessio a giocare alla Playstation.
La prima cosa che faceva appena in casa era togliersi la divisa ingombrante, il cappello da poliziotto ed i proiettili dalla pistola di ordinanza prima di riporla sottochiave in un cassetto.
Poi dopo averci salutato con un abbraccio ed aver messo una pentola a bollire sul fuoco si concedeva un bagno caldo prima di ritornare in salotto con delle belle vestaglie laminate sempre diverse e delle pantofole di lana cotta colorate.
Una volta che cominciava a sbrigare le faccende di casa, io ed Alessio iniziavamo discretamente a ronzarle intorno in attesa del momento giusto per cominciare con la nostra solita sfilza di domande sui cattivi: “…allora Mà quanti omicidi ci sono stati oggi?...quante rapine hai sventato?...quanti ne hai messo al fresco?...a quanti hai dovuto sparare?...e via discorrendo.
Antonella ogni volta ci faceva finire di parlare poi con voce seria e tranquilla ci rispondeva sempre allo stesso modo “…no ragazzi niente di tutto questo, per fortuna è stata una giornata tranquilla e come ogni sera prego il Signore che quella di domani sia ancora più tranquilla di oggi”.
Alessio ed io,dopo quelle parole, ci fissavamo sempre per alcuni istanti prima di scrollare le spalle tradendo quel pizzico di delusione dovuto al fatto che Antonella sembrava non essere neanche una lontana parente degli “sbirri” tuttofare che popolavano i vari Action Hollywoodiani tipo Arma Letale o Beverly Hills Cop.
E se questa cosa a me in fondo non toccava poi più di tanto ad Alessio invece sembrava interessare e far soffrire molto.
Il mio amico infatti più di una volta mi aveva confessato di pregare quasi ogni notte affinché una sera la Poliziotta ritornando a casa avesse cominciato a raccontargli di sparatorie, di arresti, di rapine sventate, insomma di una qualsiasi storia così avvincente da poter finalmente rendere la madre l’eroina che lui aveva sempre sognato e sperato che fosse.
Ma le sue preghiere rimasero inascoltate a lungo, almeno fino a quando una sera Antonella non tornò a casa.
Una telefonata e le lacrime del padre ruppero il silenzio nella stanza dove noi due stavamo cercando il goal vittoria ad International Superstar Soccer.
Da subito non capimmo cosa fosse successo, ma poco dopo tutto purtroppo ci fu più chiaro.
Il giorno dei funerali la chiesa era piena di gente.
All’appello non mancava proprio nessuno: parenti, amici, quasi tutto il quartiere ed anche la Banda della Polizia.
Quando il suono acuto di una tromba iniziò ad intonare le note del Silenzio fuori ordinanza vidi piangere per la prima volta Alessio abbracciato al feretro col tricolore della madre.
Su quella bara c’erano appesi ben visibili una medaglia d’oro al valore ed una targa con su scritto “Non sempre i Buoni vincono, ma non smettono mai di lottare”.
Alessio era stato accontentato, Antonella la Poliziotta infatti da quel giorno divenne per tutti un’eroina.

venerdì 18 settembre 2009

VENTIQUATTRESIMO PASSO

COPERINA "CORTOMETRAGGI INTERIORI"
Roma: manca solo l'ufficialità, ma salo sorprese dell'ultimo minuto la copertina della mia prima raccolta di racconti sarà quella che vedete riprodotta qui sopra, opera del mio carissimo amico illustratore Marco Sebastiani. Spero che vi piaccia fatemi sapere...

sabato 11 luglio 2009

12 VOLTE: IL MIO RACCONTO SCRITTO IN TRE GIORNI!!!
Roma: ho da poco cominciato a pensare (e a scrivere qualcosa) ad un progetto nuovo che ho in testa da un pò di tempo, ossia quello di scrivere un racconto in tre giorni; una cosetta breve tipo trenta pagine o giù di lì da provare poi a pubblicare da solo. Non posso aggiungere altro al momento, ma nei prossimi giorni sempre su questo blog ne saprete sicuramente di più...

martedì 2 giugno 2009

LA BALLERINA
(versione rivisitata e corretta)

Come di consueto entrai nella sua stanza di mattina presto.
Era inizio primavera ed un tiepido sole faceva timidamente capolino da dietro le persiane abbassate.
“buongiorno” aprii un’anta della finestra.
Nessuna risposta.
“dormito bene stanotte?” spalancai con un solo strappo la serranda facendo illuminare di colpo tutta la stanza.
Ancora nessuna risposta.
Mi voltai e vidi che Ilaria era rimasta immobile seduta con il viso poggiato sul dorso di una mano usata come un piccolo cuscino sopra al tavolo.
Con l’indice ed il medio dell’altra la ragazzina stava ticchettando sulla parte liscia del piano davanti a lei come se le sue dita si muovessero al ritmo di una musica.
Rimasi a fissarla per quasi un minuto incantato dinnanzi a quell’insolita danza.
Poi domandai “che stai facendo con le dita?”.
Ilaria rimase ancora in silenzio senza rispondere e con uno sbuffo d’aria mi fece capire che non voleva essere disturbata.
“ok ho capito me ne vado via subito…ti ho poggiato qui il vassoio” indicai il mobiletto vicino al letto “quando hai finito però mi raccomando fai colazione…stamattina ci sono quei biscotti al cioccolato che ti piacciono tanto” conclusi camminando verso l’uscita della stanza.
“mi sto allenando…”.
“cosa?”.
“mi sto allenando…” ripeté a bassa voce senza voltarsi “mi sto allenando perché un giorno diventerò una grande ballerina…” terminò la sua esibizione con una spaccata delle dita.
“certo che lo diventerai...” dissi.
Ilaria si girò verso di me.
Ricambiai con un cenno del capo il suo sorriso speranzoso di fanciulla.
Fu allora che vidi i suoi occhi vivaci cominciare a luccicare nella stanza come i raggi cromati della sua piccola sedia a rotelle.

domenica 15 marzo 2009

VI DEVO DELLE SPIEGAZIONI

Roma: qualche giorno fa ho pubblicato sul blog un mio "vecchio" racconto scrivendo che avrei atteso un pò prima di spiegare il perchè avessi deciso di rendere in qualche modo pubblico quanto avessi scritto anni prima. Bene sarà prorio attraverso questo post che farò un pò di chiarezza su "La Ballerina". Comincio dalla fine: ossia dicendo subito che "La Ballerina" esiste davvero ed io l'ho conosciuta qualche anno fa, per l'esattezza nel 2005. La Ballerina si chiamava (e spero si chiami ancora) Ilaria ed era una ragazzina che non avrà avuto più di dieci anni ricoverata nel reparto di ortopedia dell'ospedale dove ero ricoverato dopo l'ennesimo intervento al mio ginocchio sinistro. La danza con le dita, il suo estranearsi da tutto il resto, la carrozzina ed il suo piccolo grande sogno di poter, un giorno, diventare una ballerina è tutto "dolorosamente" vero. Scrivo dolorosamente perchè la piccola Ilaria era affetta da un problema piuttosto grave alle gambe (soprattutto ad una) che metteva in serio dubbio addirittura il poter tornare a camminare; quindi sentirla parlare di danza e vederla coltivare il suo sogno da ballerina mi ha stretto forte il cuore e mi ha fatto riflettere su diversia spetti della vita che allora quasi ignoravo. Il coraggio di Ilaria mi ha aperto gli occhi e mi ha dato ancora più forza e slancio per superare il mio problema che al confronto era niente. A quella dolcissima e tenace ragazzina ho voluto dedicare quelle poche righe che avete letto nel post precedente. Allora vi starete chiedendo perchè ho deciso proprio oggi di pubblicare questo breve racconto? rispondo subito: ad essere onesto probabilmente questa storia l'avrei tenuta per me, ma poco tempo fa è successo qualcosa che mi ha fatto cambiare idea; navigando qua e la per la rete infatti mi sono imbattuto in un breve cortometraggio che praticamente era identico alla mia storia, anzi a quella di Ilaria. Il corto in questione non recitava le stesse battute della mia ballerina e fatta eccezzione per qualche piccola differenza era praticamente identico al mio breve brano. Ora io non dico che l'autore del corto abbia necessariamente tratto ispirazione da "La Ballerina" che nel 2006 partecipò ad un concorso per racconti entro 90 righe pubblicato online, però sinceramente mi è dispiaciuto vedere realizzata una mia idea da un'altro. Ovviamente il mio racconto non è mai stato pubblicato e del vecchio concorso su internet non v'è traccia quindi non ho in mano nulla per dimostrare l'accaduto. Poche persone a me care sanno di Ilaria ed a me basta questo, ma non nego che a breve scadenza girerò un corto che a modo mio le renderà omaggio. Avrei concluso, ma prima di chiudere vorrei ringraziare tutti quelli che mi hanno scritto (sul blog, via mail, su facebook) per commentare questa nuova storia, che più di ogni altra ha diviso, ha commosso ed ha anche fatto rabbia...

sabato 7 marzo 2009

LA BALLERINA

Roma: avrete visto che ultimamente scrivo molto meno su questo blog, non perchè ne stia tenendo un altro o perchè sono stanco di curare questo, ma piuttosto perchè non ho più possibilità di accesso in ospedale e a casa passo pochissimo tempo e in quel tempo sinceramente spesso faccio altro. Questo non significa che non scriverò più articoli su " Istruzioni per l'illuso", vuol dire semplicemente che cercherò di rendere questo blog il più possibile un "blog d'Autore" centellinando i miei "interventi" in pochi e di qualità. In un certo senso ho cominciato "già" a farlo pubblicando una poesia "Il viaggio chiamato giorno" scritta come avrete capito da mia cugina Fabrizia. Sono contento che diversi miei amici e lettori abbiano apprezzato questa mia scelta. E seguendo questa nuova "linea di condotta" passo a pubblicare in esclusiva un racconto breve scritto nel 2005 che ho deciso di farvi leggere solo oggi per un motivo ben preciso che però vi dirò in seguito. Per il momento non aggiungo altro anche se tornerò presto a parlare de "La Ballerina". Buona lettura...


LA BALLERINA
Come accadeva ormai da alcuni mesi entrai nella sua stanza di mattina presto.
Era inizio primavera ed un tiepido sole faceva timidamente capolino da dietro le persiane abbassate.
“buongiorno” aprii un’anta della finestra.
Nessuna risposta.
“dormito bene stanotte?” spalancai con un solo strappo la serranda facendo illuminare di colpo tutta la stanza.
Ancora nessuna risposta.
Mi voltai e vidi che Ilaria era rimasta immobile seduta con il viso poggiato sul dorso di una mano usata come un piccolo cuscino sopra al tavolo.
Con l’indice ed il medio dell’altra la ragazzina stava ticchettando sulla parte liscia del piano davanti a lei come se le sue dita si muovessero al ritmo di una musica.
Rimasi a fissarla per quasi un minuto incantato dinnanzi a quell’insolita danza.
Poi domandai “che stai facendo con le dita?”.
Ilaria rimase ancora in silenzio senza rispondere e con uno sbuffo d’aria mi fece capire che non voleva essere disturbata.
“ok ho capito me ne vado via subito…ti ho poggiato qui il vassoio” indicai il mobiletto vicino al letto “quando hai finito però mi raccomando fai colazione…stamattina ci sono quei biscotti al cioccolato che ti piacciono tanto” conclusi camminando verso l’uscita della stanza.
“mi sto allenando…”.
“cosa?”.
“mi sto allenando…” ripeté a bassa voce senza voltarsi “mi sto allenando perché un giorno diventerò una grande ballerina…” terminò la sua esibizione con una spaccata delle dita prima di tirarsi un po’ indietro dal tavolo facendo girare i raggi colorati della sua piccola sedia a rotelle.
“certo che lo diventerai…” dissi con gli occhi lucidi e le mani poggiate sul mio carrello portavivande pronto a riprendere il mio giro nel reparto pediatria dell’ospedale.

mercoledì 25 febbraio 2009

CONCORSO
Roma: con la fine del 2008 si è conclusa quella che io definisco come "La mia prima fase letteraria" che una volta finita, archiviata e catalogata, verrà racchiusa nella famosa raccolta di cui ho parlato nelle note precedenti. Avevo annunciato un periodo di completo relax ed inattività, ma questo non vuol dire che sono rimasto e sono tutt'ora statico (il mio ultimo corto ed i due racconti di inizio anno ne sono la dimostrazione), ma piuttosto mi trovo nella fase di "immagazzinamento dati" in cui guardo, osservo, ascolto, memorizzo a mo di spugna per poi ripartire di slancio con nuovi piccoli e grandi progetti. E così nell'attesa che Il Male che fuggi è in te sbaragli la concorrenza alle rassegne in cui è stato iscritto, che Mìa diventi un film e che un attore "famoso" renda un pò più popolare anche me ho pensato di provarci ancora con quelli della Subway Letteratura. Lo ammetto, i progetti della S.L. mi piacciono un casino e mi piacerebbe quindi fanne parte; ma qui la concorrenza è davvero molto agguerrita ed il "format" letterario che propongo io mal si adatta a quello che questa casa editrice propone agli scrittori emergenti. Per spiegarmi meglio quelli della Subway di solito propongono dei racconti brevi più lunghi di quelli che scrivo io abitualmente (nell'ordine delle 15.000/18.000 battute) ed anche a livello di contenuti preferiscono storie con più "sociale" tra le righe. Questo deve essere uno dei motivi che ha portato all'esclusione di Mìa e L'Astronave da questo concorso poco prima che questi miei due racconti poi trovassero miglior gloria altrove. Ma io ho la testa dura ed allora dopo averci provato con i due racconti sopracitati (che comunque trattavano argomenti spinosi come l'incomunicabilità e l'omosessualità) ora tento la fortuna con "I dolori del giovane Walter", una favoletta di poche righe che fa il verso ai miliardari del calcio e non si propone più come una lettura "impegnata", ma di puro intrattenimento. Ad essere sincero non credo che riuscirò a sbancare con quelli della S.B., ma avevo la stessa sensazione di adesso anche quando spedivo Mìa a Livorno e tutti sappiamo come è andata a finire...

giovedì 5 febbraio 2009

QUESTA PUBBLICAZIONE (NON) SA DA FARE...

Roma: erano giorni che aspettavo notizie riguardarti l’eventualità di poter (finalmente) vedere pubblicati insieme ed in raccolta parte (o tutti) i miei racconti brevi come premio della vittoria di Mìa a Cecina. Notizie che non proprio puntualmente sono arrivate solo ad inizio mese e che in non hanno fugato proprio del tutto i molti dubbi che ho nutrito sin dall'inizio di questa "storia". Questo perchè ho sempre creduto che pubblicare senza fare neanche uno straccio di pubblicità delle "opere" di perfetti sconosciuti rappresenta un rischio per qualsiasi editore. Rischio di non rientrare con le vendite neanche delle spese affrontate per la pubblicazione. La speranza di vedere parte dei miei “sforzi” letterari premiati però c’è sempre stata e la notizia appresa ieri che da per certa la pubblicazione (dunque solo rimandata e non annullata) a fine mese mi ha reso particolarmente felice ed euforico. A tal riguardo poi posso finalmente aggiungere dei dettagli che non erano ancora a me noti: iniziando dalla copertina che salvo sorprese dovrebbe essere illustrata (giustamente secondo me) dal vincitore del Concorso di Cecina nella sezione Arti Figurative. All’interno dell’Antologia o della Raccolta (scegliete l’appellativo che preferite) dunque troveremo inseriti alcuni miei racconti (non so ad oggi né quali né quanti purtroppo) ed anche delle poesie scritte dal mio “amico-collega” Massimiliano Pegorini (che spero non se ne vorrà a male se faccio senza permesso il suo nome qui) vincitore a Cecina nella sezione Poeti. Avete capito bene, nel libro che verrà "prodotto" e lnciato a fine mese oltre i miei racconti ci saranno anche le sue poesie e questo francamente non mi dispiace perchè la scelta editoriale di abbinare le “produzioni letterarie” dei due vincitori dello stesso concorso in categorie differenti secondo me è giusta per diversi motivi: editoriali, meno costi di “produzione” (un libro costa meno di due); commerciali, due Autori “garantiscono” il doppio delle vendite; ed in ultimo pubblicitari, perchè chi compra il libro per leggere le poesie di Massimiliano magari un’occhiata ai miei racconti la da e viceversa. Quindi approvo con entusiasmo questa scelta mentre approvo meno quella della scelta del titolo da parte degli editori. Secondo me dovremmo essere io e Massimiliano a scegliere un titolo che magari accomuni il nostro modo di scrivere o quello che raccontiamo. Visto che per entrambi si tratta di una “prima volta” (escluse le pubblicazioni di singole poesie o racconti in Antologie) vedrei bene un titolo che rimandi proprio a questo. Comunque di questo parlerò con Massimiliano e come sempre vi terrò informati attraverso il Blog. Per il momento è tutto vi invito a ricollegarvi nei prossimi giorni per eventuali aggiornamenti.
P.S. speriamo il prezzo di copertina sia relativamente basso ed accessibile ad un numero maggiore di persone, quindi spero che la Dir.Ka non spari alto come fatto per le Antologie (28/30 euro è un’esagerazione!) perché corre il rischio di vendere dieci copie!

lunedì 19 gennaio 2009

I DOLORI DEL GIOVANE WALTER

Walter incontrò per la prima volta il “Maestro” una domenica mattina di tanti anni fa su un campetto polveroso e pieno di buche ed erbacce nella profonda periferia romana. Walter era l’ala destra più forte e veloce dell’altra sponda del Tevere, mentre il “Maestro” era l’allenatore con cui la dirigenza sperava tanto di poter fare quel salto di qualità che mancava da anni. Del primo si sapeva tutto: era un ragazzino di sedici anni che fino ad allora aveva giocato solo coi coetanei nella Parrocchia di Don Aristide; aveva i capelli dritti come spaghi pettinati col ciuffo, il naso schiacciato da pugile ed un paio di scarpe di pezza con lo spago al posto dei lacci che aveva avuto in regalo dal padre dopo un’estate intera passata ad aiutarlo a consegnare le ceste con il pane per il forno dove lavorava l’uomo. Del secondo invece si sapeva poco o niente. Qualcuno diceva che fosse sudamericano, argentino o forse più probabilmente brasiliano e che addirittura a fine carriera fece da chioccia ad un giovanissimo Pelè nelle fila del Santos. Io francamente non ho mai creduto a tutte quelle storie perché quando il “Maestro” parlava lo faceva si con un accento del sud, ma più che del Sud-America sembrava quelloSdel Sud-Italia. Sta di fatto che, sia che si trattasse di realtà o di finzione, per metterlo sotto contratto la dirigenza della squadra di calcio del nostro paese chiese aiuto al Sindaco che organizzò una Mega-Lotteria di Ferragosto i cui proventi bastarono giusti giusti per pagargli i primi tre mesi di lavoro. Per i successivi mesi di campionato tutti speravano in risultati tali da poter attirare l’attenzione di un grande sponsor, come ad esempio quello della “Salumeria dei fratelli Borghi”, sicuramente l’attività più redditizia di tutto il basso Lazio. In fin dei conti la speranza era l’ultima a morire e la nostra squadra erano davvero troppi anni che più che paura faceva ridere.Quella domenica mattina Walter sedeva comodo in panchina quando il terzino della squadra avversaria, un certo Mario Vendrame detto Spacca, 42 anni di professione Sfasciacarrozze, prese a calci la mia rotula facendola schizzare fuori dall’articolazione mettendomi fuori gioco. “Togliti la tuta ed entra” fece il “Maestro” rivolgendosi verso Walter che con un’espressione di sorpresa domandò “io Mister?”.Il “Maestro” annuì con il capo e mimò dei gesti come per invitare il ragazzino a fare in fretta.Quando Walter entrò in campo la partita era bloccata sullo zero a zero e mancavano meno di dieci minuti alla fine. Per i primi cinque o sei Walter si limitò a coprire il suo ruolo senza toccare un pallone. Ma allo scadere del tempo Alvaro Citti detto Brando per via della somiglianza con Marlon il noto attore, tagliò in diagonale il campo e servì perfettamente Walter sulla sua fascia di competenza. Il ragazzino con quel pallone pesante e ricoperto di fango sotto i piedi alzò la testa e vedendo che vicino non c’erano compagni liberi decise di fare tutto da solo. Così partì di slancio e con un solo scatto lasciò dietro di se i gemelli soprannominati Falcao (Paolo e Roberto) a mangiare la sua polvere. Ora tra lui e la porta c’era solo Spacca che come era sua abitudine fare puntò dritto sulle gambe del giovane attaccante piuttosto che sul pallone. Quando il terzino più falloso di tutto l’agropontino gli si scaraventò addosso, Walter fece una finta degna del miglior George Best e facendosi passare la palla sotto la suola della sua fidata scarpa di pezza la calciò sotto le gambe dell’avversario scartandolo. Walter adesso era da solo davanti al portiere. Gli sguardi dei due si incrociarono per un istante prima che il ragazzino alzasse la gamba destra pronto per calciare. Il pubblico trattenne il respiro e tutto intorno al campo rimase in silenzio. Silenzio che fu rotto dal “minchia ma che cazzo facisti!!!” gridato a squarciagola dal “Maestro” verso Walter che nel tentativo di calciare in porta era rotolato in terra dopo aver inciampato su uno dei lacci di spago delle sue scarpe regalando il pallone al portiere avversario. Fu proprio lui a poco dopo a passare la palla a Mario Vendrame che senza pensarci su troppo, approfittando di quell’incidente, partì al galoppo a testa bassa verso la nostra area di rigore. La terra sotto i nostri piedi vibrò come se fosse mossa da una mandria di tori inferociti. Quando Mario Vendrame detto Spacca fu davanti alla porta calciò il pallone prendendolo con la punta del suo scarpino Pantofola d’Oro con una tale violenza che quando colpì il palo, prima insaccarsi in rete, lo liberò di almeno due strati di vernice.Il “Maestro” lanciò ancora un paio di urla in cielo prima di buttare giù a calci la panchina.Quella prima partita di campionato la perdemmo uno a zero, la nostra squadra non trovò mai uno sponsor ed il “Maestro” alla fine dei tre mesi se ne tornò in Sud-America.E Walter? Di Walter dopo quella volta non ho più sentito parlare, ma c’è chi giura che dopo qualche anno sia diventato uno dei portieri di calcio più forti al mondo…
TUTTI PAZZI PER MARY

In un piccolo paesino ai confini del resto del mondo c'era un ospedale stretto stretto ed alto sei piani dove tutto aveva sempre funzionato alla perfezione: i pazienti infatti entravano tristi con malattie di ogni tipo e ne uscivano sorridenti e senza più dolori. All'interno di questo ospedale tutto il personale lavorava con silenzioso impegno ed ogni medico, infermiere, tecnico e via dicendo sembrava far parte di una piccola catena di montaggio ben oliata. Poi un giorno non molto lontano da oggi la calma che aveva sempre regnato all'interno di quel paesino e del suo ospedale fu improvvisamente rotta dall'arrivo di una ragazza talmente talmente carina e con gli occhi talmente talmente grandi e lucenti che tutti in paese rimasero in silenzio nel vederla attraversare stradine e vicoli prima di entrare nell'ospedale. Qualcuno racconta addirittura che le fronde degli alberi con l'aiuto del vento cominciarono ad intonare una stupenda melodia e che le farfalle più belle e colorate fermarono il loro volo dinnanzi a talta beltà. Se questo sia vero oppure no, io non lo so, quello che posso dire, dopo averla vista la prima volta è che davanti al suo sorriso sono rimasto come folgorato. Ebbene si, quella ragazza in paese aveva incantato tutti, me compreso, come fanno le Sirene coi marinai. Così quel tranquillo paesino e soprattutto il suo ospedale si trasformò in un formicaio impazzito e la gente da seria e silenziosa divenne improvvisamente allegra e gioviale. Ora non so che fine abbiano fatto quel paesino, il suo ospedale e quella ragazza dalla pelle olivastra e lo sguardo ipnotico; non lo so, ma quello che so per certo è che io quella ragazza da allora non l'ho più dimenticata e probabilmente non sono stato l'unico perchè in paese e in ospedale erano tutti pazzi per Mary...

domenica 28 dicembre 2008

VA BENE COSI'

Roma: si è appena conclusa la prima parte dell'indigestione delle festività di fine anno (quella natalizia) e devo dire di aver trascorso davvero delle serate piacevoli in famiglia circondato da persone alle quali voglio bene e da prelibatezze culinarie meticolosamente preparate e servite (come sempre) da mia madre. L'aspetto che però voglio analizzare oggi in questo blog non è quello delle feste del Natale, ma piuttosto quello dell'EMOZIONE che mi ha regalato ricevere un sacco di telefonate, di messaggi e di mail di ringraziamento per quello che c'era scritto nella mia prima Antologia. Ricevere tanti complimenti ed attestati di stima non nego mi abbia fatto molto piacere ed in parte mi ha ripagato degli "sforzi" di questi ultimi anni. Dunque questo mini post è semplicemente di ringraziamento verso le persone che sono state carine e gentili con me in questi giorni. E visto che qui non l'ho mai fatto prima, per l'occasione faccio un'eccezione e nomino tutte le persone di cui ho parlato sopra: inizio da Elena perche è stata la prima a ricevere il libretto, poi Marina, Fabrizia, Cinzia ed il suo lungo abbraccio, Paoletta e la sua intima telefonata, Attilio e i suoi sorrisi, Gianna, Fabrizio e la sua pacca sulla spalla, Massimiliano, il Ciccio, Manuela Sechi, Paola Fiore, Luciano, Damiano, i miei genitori e il bacio di mia madre, zia Giuliana e le sue tenere parole, Zia Marisa che non mi delude mai, Tiziana, Antonella, Gerardo, Gianni e tutti quelli che pur non essendo presenti in questa lista lo sono comunque nel mio cuore...