giovedì 3 novembre 2011
CUORE DI ZUCCHERO
mercoledì 13 aprile 2011
DILUVIO
lunedì 15 marzo 2010

domenica 14 febbraio 2010
OTTANTANOVESIMO PASSO

venerdì 29 gennaio 2010
OTTANTASEIESIMO PASSO
giovedì 17 dicembre 2009
SETTANTUNESIMO PASSO
venerdì 4 dicembre 2009
SESSANTUNESIMO PASSO
lunedì 30 novembre 2009
CINQUANTANOVESIMO PASSO

Camminare mano nella mano per le vie del centro mi da un brivido.
Non è per via del freddo né per il fatto che siamo a fine novembre e a Roma piove.
No, proprio no. Non si tratta di questo, ma solo di emozione.
Sorridere con le mani strette l’una nell’altra davanti ad un caffè d’orzo in tazza grande in un centro commerciale ti da un brivido.
Non è per via del freddo né per il fatto che hai scelto il giorno sbagliato per avere la febbre.
No, proprio no. Non si tratta di questo, ma solo di emozione.
La stessa che abbiamo provato quando i nostri sguardi si sono incrociati la prima volta combinandosi perfettamente tra loro come tessere di un puzzle.
La stessa che proverai tu ogni volta che guarderai quel cielo.
La stessa che proverò io ogni volta che guarderò quella foto...quella della ragazza ed il suo cappello…
lunedì 12 ottobre 2009
TRENTANOVESIMO PASSO

Roma: finalmente il momento è arrivato, oggi attraverso mail infatti ho ricevuto la comunicazione che il mio primo libro uscirà a fine novembre. Dopo aver fatto collezione di ritardi (giustificati coi tempi di editoria, elaborazione grafica etc.) tra un mese e mezzo il mio libro troverà vita nelle librerie toscane e sarà possibile acquistarlo direttamente online sul sito della casa editrice. La responsabile mi ha garantito che sarà compreso tra le novità di Natale e spera di sfruttare proprio l'onda "spendacciona" delle festività per garantire a Cortometraggi Interiori un buon successo di vendita. Ora, anche se io non prenderò un euro dalle vendite e non so nemmeno quale sarà il prezzo di copertina, non mi sembra il caso di farsi scappare l'occasione di avere a casa la mia opera prima. Ci tengo ad aggiungere che oltre alla prima parte di produzione dei miei racconti ci saranno le bellissime poesie di Massimiliano Pegorini, un mio carissimo e bravissimo amico...a presto per tutte le altre notizie...
lunedì 21 settembre 2009
VENTOTTESIMO PASSO
Alessio viveva da sempre coi genitori in un piccolo, ma accogliente appartamento non lontano dal centro.
Per arrivarci bastava percorrere la Cristoforo Colombo verso fuori ed all’altezza della Fiera di Roma girare a sinistra verso la stazione.
Avevo percorso quella strada moltissime volte, soprattutto per andarlo a prendere col motorino quando, per un motivo o per un altro, dai vigili si era fatto ritirare il suo.
E questo purtroppo era accaduto talmente tante volte che il mio amico ad un certo punto fu costretto ad autodefinirsi il Re dell’infrazione.
Me lo ricordo grattarsi quei spini scuri che aveva sulla testa e sorridere mentre mi diceva “ tranquillo mi serve un passaggio, ma solo per oggi, stasera come al solito la Poliziotta passa al comando e sistema tutto”.
La Poliziotta, come la chiamava lui, non era altro che sua madre Antonella: una donna minuta sulla quarantina che con quei capelli corti tagliati sul collo e quell’inconfondibile sorriso ricordava molto la Audrey Hepburn di Colazione da Tiffany.
Antonella aveva speso quasi tutta la sua vita a fare la poliziotta di quartiere e ad aiutare gli altri, per questo in zona era conosciuta da tutti e tutti le volevano bene.
Alessio dalla madre aveva ereditato gli stessi occhi e lo stesso sguardo, ma non di certo lo stesso senso di responsabilità, di misura e del dovere.
Per questo Antonella in più di un’occasione era dovuta correre in soccorso del figlio per tirarlo fuori dai guai davanti ai suoi colleghi, aggiungendo così ogni volta un nome nuovo alla lunga lista di persone alla quale lei doveva un favore.
Io ovviamente non facevo parte di quell’elenco, ma nonostante questo la Poliziotta me la ricordo bene.
In particolar modo la ricordo nelle sere fredde d’inverno quando la vedevo rincasare dopo il turno di servizio mentre stavo in camera con Alessio a giocare alla Playstation.
La prima cosa che faceva appena in casa era togliersi la divisa ingombrante, il cappello da poliziotto ed i proiettili dalla pistola di ordinanza prima di riporla sottochiave in un cassetto.
Poi dopo averci salutato con un abbraccio ed aver messo una pentola a bollire sul fuoco si concedeva un bagno caldo prima di ritornare in salotto con delle belle vestaglie laminate sempre diverse e delle pantofole di lana cotta colorate.
Una volta che cominciava a sbrigare le faccende di casa, io ed Alessio iniziavamo discretamente a ronzarle intorno in attesa del momento giusto per cominciare con la nostra solita sfilza di domande sui cattivi: “…allora Mà quanti omicidi ci sono stati oggi?...quante rapine hai sventato?...quanti ne hai messo al fresco?...a quanti hai dovuto sparare?...e via discorrendo.
Antonella ogni volta ci faceva finire di parlare poi con voce seria e tranquilla ci rispondeva sempre allo stesso modo “…no ragazzi niente di tutto questo, per fortuna è stata una giornata tranquilla e come ogni sera prego il Signore che quella di domani sia ancora più tranquilla di oggi”.
Alessio ed io,dopo quelle parole, ci fissavamo sempre per alcuni istanti prima di scrollare le spalle tradendo quel pizzico di delusione dovuto al fatto che Antonella sembrava non essere neanche una lontana parente degli “sbirri” tuttofare che popolavano i vari Action Hollywoodiani tipo Arma Letale o Beverly Hills Cop.
E se questa cosa a me in fondo non toccava poi più di tanto ad Alessio invece sembrava interessare e far soffrire molto.
Il mio amico infatti più di una volta mi aveva confessato di pregare quasi ogni notte affinché una sera la Poliziotta ritornando a casa avesse cominciato a raccontargli di sparatorie, di arresti, di rapine sventate, insomma di una qualsiasi storia così avvincente da poter finalmente rendere la madre l’eroina che lui aveva sempre sognato e sperato che fosse.
Ma le sue preghiere rimasero inascoltate a lungo, almeno fino a quando una sera Antonella non tornò a casa.
Una telefonata e le lacrime del padre ruppero il silenzio nella stanza dove noi due stavamo cercando il goal vittoria ad International Superstar Soccer.
Da subito non capimmo cosa fosse successo, ma poco dopo tutto purtroppo ci fu più chiaro.
Il giorno dei funerali la chiesa era piena di gente.
All’appello non mancava proprio nessuno: parenti, amici, quasi tutto il quartiere ed anche la Banda della Polizia.
Quando il suono acuto di una tromba iniziò ad intonare le note del Silenzio fuori ordinanza vidi piangere per la prima volta Alessio abbracciato al feretro col tricolore della madre.
Su quella bara c’erano appesi ben visibili una medaglia d’oro al valore ed una targa con su scritto “Non sempre i Buoni vincono, ma non smettono mai di lottare”.
Alessio era stato accontentato, Antonella la Poliziotta infatti da quel giorno divenne per tutti un’eroina.
venerdì 18 settembre 2009
VENTIQUATTRESIMO PASSO
Roma: manca solo l'ufficialità, ma salo sorprese dell'ultimo minuto la copertina della mia prima raccolta di racconti sarà quella che vedete riprodotta qui sopra, opera del mio carissimo amico illustratore Marco Sebastiani. Spero che vi piaccia fatemi sapere...sabato 11 luglio 2009
Roma: ho da poco cominciato a pensare (e a scrivere qualcosa) ad un progetto nuovo che ho in testa da un pò di tempo, ossia quello di scrivere un racconto in tre giorni; una cosetta breve tipo trenta pagine o giù di lì da provare poi a pubblicare da solo. Non posso aggiungere altro al momento, ma nei prossimi giorni sempre su questo blog ne saprete sicuramente di più...martedì 2 giugno 2009
Come di consueto entrai nella sua stanza di mattina presto.
Era inizio primavera ed un tiepido sole faceva timidamente capolino da dietro le persiane abbassate.
“buongiorno” aprii un’anta della finestra.
Nessuna risposta.
“dormito bene stanotte?” spalancai con un solo strappo la serranda facendo illuminare di colpo tutta la stanza.
Ancora nessuna risposta.
Mi voltai e vidi che Ilaria era rimasta immobile seduta con il viso poggiato sul dorso di una mano usata come un piccolo cuscino sopra al tavolo.
Con l’indice ed il medio dell’altra la ragazzina stava ticchettando sulla parte liscia del piano davanti a lei come se le sue dita si muovessero al ritmo di una musica.
Rimasi a fissarla per quasi un minuto incantato dinnanzi a quell’insolita danza.
Poi domandai “che stai facendo con le dita?”.
Ilaria rimase ancora in silenzio senza rispondere e con uno sbuffo d’aria mi fece capire che non voleva essere disturbata.
“ok ho capito me ne vado via subito…ti ho poggiato qui il vassoio” indicai il mobiletto vicino al letto “quando hai finito però mi raccomando fai colazione…stamattina ci sono quei biscotti al cioccolato che ti piacciono tanto” conclusi camminando verso l’uscita della stanza.
“mi sto allenando…”.
“cosa?”.
“mi sto allenando…” ripeté a bassa voce senza voltarsi “mi sto allenando perché un giorno diventerò una grande ballerina…” terminò la sua esibizione con una spaccata delle dita.
“certo che lo diventerai...” dissi.
Ilaria si girò verso di me.
Ricambiai con un cenno del capo il suo sorriso speranzoso di fanciulla.
Fu allora che vidi i suoi occhi vivaci cominciare a luccicare nella stanza come i raggi cromati della sua piccola sedia a rotelle.
domenica 15 marzo 2009

Roma: qualche giorno fa ho pubblicato sul blog un mio "vecchio" racconto scrivendo che avrei atteso un pò prima di spiegare il perchè avessi deciso di rendere in qualche modo pubblico quanto avessi scritto anni prima. Bene sarà prorio attraverso questo post che farò un pò di chiarezza su "La Ballerina". Comincio dalla fine: ossia dicendo subito che "La Ballerina" esiste davvero ed io l'ho conosciuta qualche anno fa, per l'esattezza nel 2005. La Ballerina si chiamava (e spero si chiami ancora) Ilaria ed era una ragazzina che non avrà avuto più di dieci anni ricoverata nel reparto di ortopedia dell'ospedale dove ero ricoverato dopo l'ennesimo intervento al mio ginocchio sinistro. La danza con le dita, il suo estranearsi da tutto il resto, la carrozzina ed il suo piccolo grande sogno di poter, un giorno, diventare una ballerina è tutto "dolorosamente" vero. Scrivo dolorosamente perchè la piccola Ilaria era affetta da un problema piuttosto grave alle gambe (soprattutto ad una) che metteva in serio dubbio addirittura il poter tornare a camminare; quindi sentirla parlare di danza e vederla coltivare il suo sogno da ballerina mi ha stretto forte il cuore e mi ha fatto riflettere su diversia spetti della vita che allora quasi ignoravo. Il coraggio di Ilaria mi ha aperto gli occhi e mi ha dato ancora più forza e slancio per superare il mio problema che al confronto era niente. A quella dolcissima e tenace ragazzina ho voluto dedicare quelle poche righe che avete letto nel post precedente. Allora vi starete chiedendo perchè ho deciso proprio oggi di pubblicare questo breve racconto? rispondo subito: ad essere onesto probabilmente questa storia l'avrei tenuta per me, ma poco tempo fa è successo qualcosa che mi ha fatto cambiare idea; navigando qua e la per la rete infatti mi sono imbattuto in un breve cortometraggio che praticamente era identico alla mia storia, anzi a quella di Ilaria. Il corto in questione non recitava le stesse battute della mia ballerina e fatta eccezzione per qualche piccola differenza era praticamente identico al mio breve brano. Ora io non dico che l'autore del corto abbia necessariamente tratto ispirazione da "La Ballerina" che nel 2006 partecipò ad un concorso per racconti entro 90 righe pubblicato online, però sinceramente mi è dispiaciuto vedere realizzata una mia idea da un'altro. Ovviamente il mio racconto non è mai stato pubblicato e del vecchio concorso su internet non v'è traccia quindi non ho in mano nulla per dimostrare l'accaduto. Poche persone a me care sanno di Ilaria ed a me basta questo, ma non nego che a breve scadenza girerò un corto che a modo mio le renderà omaggio. Avrei concluso, ma prima di chiudere vorrei ringraziare tutti quelli che mi hanno scritto (sul blog, via mail, su facebook) per commentare questa nuova storia, che più di ogni altra ha diviso, ha commosso ed ha anche fatto rabbia...
sabato 7 marzo 2009

Roma: avrete visto che ultimamente scrivo molto meno su questo blog, non perchè ne stia tenendo un altro o perchè sono stanco di curare questo, ma piuttosto perchè non ho più possibilità di accesso in ospedale e a casa passo pochissimo tempo e in quel tempo sinceramente spesso faccio altro. Questo non significa che non scriverò più articoli su " Istruzioni per l'illuso", vuol dire semplicemente che cercherò di rendere questo blog il più possibile un "blog d'Autore" centellinando i miei "interventi" in pochi e di qualità. In un certo senso ho cominciato "già" a farlo pubblicando una poesia "Il viaggio chiamato giorno" scritta come avrete capito da mia cugina Fabrizia. Sono contento che diversi miei amici e lettori abbiano apprezzato questa mia scelta. E seguendo questa nuova "linea di condotta" passo a pubblicare in esclusiva un racconto breve scritto nel 2005 che ho deciso di farvi leggere solo oggi per un motivo ben preciso che però vi dirò in seguito. Per il momento non aggiungo altro anche se tornerò presto a parlare de "La Ballerina". Buona lettura...
LA BALLERINA
Come accadeva ormai da alcuni mesi entrai nella sua stanza di mattina presto.
Era inizio primavera ed un tiepido sole faceva timidamente capolino da dietro le persiane abbassate.
“buongiorno” aprii un’anta della finestra.
Nessuna risposta.
“dormito bene stanotte?” spalancai con un solo strappo la serranda facendo illuminare di colpo tutta la stanza.
Ancora nessuna risposta.
Mi voltai e vidi che Ilaria era rimasta immobile seduta con il viso poggiato sul dorso di una mano usata come un piccolo cuscino sopra al tavolo.
Con l’indice ed il medio dell’altra la ragazzina stava ticchettando sulla parte liscia del piano davanti a lei come se le sue dita si muovessero al ritmo di una musica.
Rimasi a fissarla per quasi un minuto incantato dinnanzi a quell’insolita danza.
Poi domandai “che stai facendo con le dita?”.
Ilaria rimase ancora in silenzio senza rispondere e con uno sbuffo d’aria mi fece capire che non voleva essere disturbata.
“ok ho capito me ne vado via subito…ti ho poggiato qui il vassoio” indicai il mobiletto vicino al letto “quando hai finito però mi raccomando fai colazione…stamattina ci sono quei biscotti al cioccolato che ti piacciono tanto” conclusi camminando verso l’uscita della stanza.
“mi sto allenando…”.
“cosa?”.
“mi sto allenando…” ripeté a bassa voce senza voltarsi “mi sto allenando perché un giorno diventerò una grande ballerina…” terminò la sua esibizione con una spaccata delle dita prima di tirarsi un po’ indietro dal tavolo facendo girare i raggi colorati della sua piccola sedia a rotelle.
“certo che lo diventerai…” dissi con gli occhi lucidi e le mani poggiate sul mio carrello portavivande pronto a riprendere il mio giro nel reparto pediatria dell’ospedale.
mercoledì 25 febbraio 2009

giovedì 5 febbraio 2009
Roma: erano giorni che aspettavo notizie riguardarti l’eventualità di poter (finalmente) vedere pubblicati insieme ed in raccolta parte (o tutti) i miei racconti brevi come premio della vittoria di Mìa a Cecina. Notizie che non proprio puntualmente sono arrivate solo ad inizio mese e che in non hanno fugato proprio del tutto i molti dubbi che ho nutrito sin dall'inizio di questa "storia". Questo perchè ho sempre creduto che pubblicare senza fare neanche uno straccio di pubblicità delle "opere" di perfetti sconosciuti rappresenta un rischio per qualsiasi editore. Rischio di non rientrare con le vendite neanche delle spese affrontate per la pubblicazione. La speranza di vedere parte dei miei “sforzi” letterari premiati però c’è sempre stata e la notizia appresa ieri che da per certa la pubblicazione (dunque solo rimandata e non annullata) a fine mese mi ha reso particolarmente felice ed euforico. A tal riguardo poi posso finalmente aggiungere dei dettagli che non erano ancora a me noti: iniziando dalla copertina che salvo sorprese dovrebbe essere illustrata (giustamente secondo me) dal vincitore del Concorso di Cecina nella sezione Arti Figurative. All’interno dell’Antologia o della Raccolta (scegliete l’appellativo che preferite) dunque troveremo inseriti alcuni miei racconti (non so ad oggi né quali né quanti purtroppo) ed anche delle poesie scritte dal mio “amico-collega” Massimiliano Pegorini (che spero non se ne vorrà a male se faccio senza permesso il suo nome qui) vincitore a Cecina nella sezione Poeti. Avete capito bene, nel libro che verrà "prodotto" e lnciato a fine mese oltre i miei racconti ci saranno anche le sue poesie e questo francamente non mi dispiace perchè la scelta editoriale di abbinare le “produzioni letterarie” dei due vincitori dello stesso concorso in categorie differenti secondo me è giusta per diversi motivi: editoriali, meno costi di “produzione” (un libro costa meno di due); commerciali, due Autori “garantiscono” il doppio delle vendite; ed in ultimo pubblicitari, perchè chi compra il libro per leggere le poesie di Massimiliano magari un’occhiata ai miei racconti la da e viceversa. Quindi approvo con entusiasmo questa scelta mentre approvo meno quella della scelta del titolo da parte degli editori. Secondo me dovremmo essere io e Massimiliano a scegliere un titolo che magari accomuni il nostro modo di scrivere o quello che raccontiamo. Visto che per entrambi si tratta di una “prima volta” (escluse le pubblicazioni di singole poesie o racconti in Antologie) vedrei bene un titolo che rimandi proprio a questo. Comunque di questo parlerò con Massimiliano e come sempre vi terrò informati attraverso il Blog. Per il momento è tutto vi invito a ricollegarvi nei prossimi giorni per eventuali aggiornamenti.
P.S. speriamo il prezzo di copertina sia relativamente basso ed accessibile ad un numero maggiore di persone, quindi spero che la Dir.Ka non spari alto come fatto per le Antologie (28/30 euro è un’esagerazione!) perché corre il rischio di vendere dieci copie!
lunedì 19 gennaio 2009
In un piccolo paesino ai confini del resto del mondo c'era un ospedale stretto stretto ed alto sei piani dove tutto aveva sempre funzionato alla perfezione: i pazienti infatti entravano tristi con malattie di ogni tipo e ne uscivano sorridenti e senza più dolori. All'interno di questo ospedale tutto il personale lavorava con silenzioso impegno ed ogni medico, infermiere, tecnico e via dicendo sembrava far parte di una piccola catena di montaggio ben oliata. Poi un giorno non molto lontano da oggi la calma che aveva sempre regnato all'interno di quel paesino e del suo ospedale fu improvvisamente rotta dall'arrivo di una ragazza talmente talmente carina e con gli occhi talmente talmente grandi e lucenti che tutti in paese rimasero in silenzio nel vederla attraversare stradine e vicoli prima di entrare nell'ospedale. Qualcuno racconta addirittura che le fronde degli alberi con l'aiuto del vento cominciarono ad intonare una stupenda melodia e che le farfalle più belle e colorate fermarono il loro volo dinnanzi a talta beltà. Se questo sia vero oppure no, io non lo so, quello che posso dire, dopo averla vista la prima volta è che davanti al suo sorriso sono rimasto come folgorato. Ebbene si, quella ragazza in paese aveva incantato tutti, me compreso, come fanno le Sirene coi marinai. Così quel tranquillo paesino e soprattutto il suo ospedale si trasformò in un formicaio impazzito e la gente da seria e silenziosa divenne improvvisamente allegra e gioviale. Ora non so che fine abbiano fatto quel paesino, il suo ospedale e quella ragazza dalla pelle olivastra e lo sguardo ipnotico; non lo so, ma quello che so per certo è che io quella ragazza da allora non l'ho più dimenticata e probabilmente non sono stato l'unico perchè in paese e in ospedale erano tutti pazzi per Mary...
domenica 28 dicembre 2008

Roma: si è appena conclusa la prima parte dell'indigestione delle festività di fine anno (quella natalizia) e devo dire di aver trascorso davvero delle serate piacevoli in famiglia circondato da persone alle quali voglio bene e da prelibatezze culinarie meticolosamente preparate e servite (come sempre) da mia madre. L'aspetto che però voglio analizzare oggi in questo blog non è quello delle feste del Natale, ma piuttosto quello dell'EMOZIONE che mi ha regalato ricevere un sacco di telefonate, di messaggi e di mail di ringraziamento per quello che c'era scritto nella mia prima Antologia. Ricevere tanti complimenti ed attestati di stima non nego mi abbia fatto molto piacere ed in parte mi ha ripagato degli "sforzi" di questi ultimi anni. Dunque questo mini post è semplicemente di ringraziamento verso le persone che sono state carine e gentili con me in questi giorni. E visto che qui non l'ho mai fatto prima, per l'occasione faccio un'eccezione e nomino tutte le persone di cui ho parlato sopra: inizio da Elena perche è stata la prima a ricevere il libretto, poi Marina, Fabrizia, Cinzia ed il suo lungo abbraccio, Paoletta e la sua intima telefonata, Attilio e i suoi sorrisi, Gianna, Fabrizio e la sua pacca sulla spalla, Massimiliano, il Ciccio, Manuela Sechi, Paola Fiore, Luciano, Damiano, i miei genitori e il bacio di mia madre, zia Giuliana e le sue tenere parole, Zia Marisa che non mi delude mai, Tiziana, Antonella, Gerardo, Gianni e tutti quelli che pur non essendo presenti in questa lista lo sono comunque nel mio cuore...
