sabato 8 ottobre 2011

FIFA VS PES: THE WINNER IS...



Come avviene ormai da diversi anni in questo periodo dell’anno sul web (e non solo) impazzano commenti, recensioni e curiosità di tutti i tipi sui due videogiochi di calcio, Pes e Fifa, volti a decretare la supremazia di uno o dell’altro. E alla fine la domanda è sempre la stessa: qual è il migliore? il primo o il secondo? Fino al 2009 rispondere a questa domanda era piuttosto facile visto che Pes nel suo genere non aveva rivali e non c’era Fifa che tenesse il confronto perchè troppo distante in tutto e per tutto (licenze ufficiali escluse forse) dal colosso della Konami. Ma dal 2010 in poi le cose sono sensibilmente cambiate e sorprendentemente da un anno all’altro gli equilibri “in campo” (è proprio il caso di dirlo!) si sono totalmente invertiti! Con Fifa 10 infatti abbiamo assistito ad un’incredibile e quasi definitivo ribaltamento qualitativo che ha reso quest’ultimo titolo il nuovo videogioco di calcio di riferimento detronizzando dopo tantissimi anni quello che sembrava l’inarrivabile Pes. Quello che poi è successo l’anno scorso lo sappiamo e l’abbiamo ampliamente letto durante tutti questi mesi, ma quello che vi state (e mi sto) chiedendo adesso è questa volta come è andata? E’ ancora Fifa a farla da padrone? Pes è tornato ad essere quello di un tempo? Quale devo comprare? Qual è il migliore?
Bene, ovviamente io non posso rispondere a tutte queste domande, ma qui di seguito proverò a commentare lo stesso la mia esperienza video ludica con la speranza di fornirvi informazioni utili per provare ad aiutarvi a scegliere in base ai vostri gusti. Inizio subito col dire che questa grande rivalità tra Konami ed EA ha portato, soprattutto negli ultimi tre anni, un grande vantaggio per i milioni di video(calcio)giocatori di tutto il Mondo perchè indipendentemente dalla scelta finale avranno la certezza di avere tra le mani un “prodotto” di assoluta qualità. E questo sinceramente io lo considero già un gran buon inizio. Poi è normale che entrano in scena i gusti personali che sono e devono essere rispettabilissimi. Non avendo grandissime competenze tecniche io in questo post mi limiterò a scrivere le mie impressioni di videogiocatore appassionato senza avere la volontà o la presunzione di voler in nessun modo indirizzare la scelta ed il conseguente acquisto di un gioco piuttosto che di un altro. Questo ci tengo a chiarirlo subito perchè navigando per il web e leggendo varie recensioni redatte da (definiamoli) “esperti” ho avuto la sensazione che fossero scritte in modo molto fazioso ed estremamente “di parte”. Non mi stupirei se questo tentativo di indirizzamento dell'acquisto non fosse casuale e magari anche ben retribuito! Scrivo questo perchè i commenti che ho trovato scritti mi sono sembrati molto “gonfiati” e assolutamente non vicini alla realtà dei fatti o almeno non a quella “vissuta” da me durante la settimana trascorsa a testare i due videogiochi sulla mia home-console. Per questo motivo dopo essermi trovato in disaccordo con le recensioni delle “testate” notoriamente più importanti del settore, ho rivolto la mia attenzione ed il mio interesse verso le impressioni e i commenti “amatoriali” di semplici appassionati o blogger come me, trovandoli molto più fedeli al vero. Con molti di loro mi sono trovato subito d’accordo sul fatto che entrambe le case di progettazione non sono riuscite neanche questa volta a fare quel definitivo salto di qualità che ogni anno ci si aspetta e che quindi chi si aspettava il tanto atteso “videogioco di calcio definitivo” resterà parecchio deluso. Questo non vuol dire che Pes e Fifa siano due giochi mediocri, anzi probabilmente ci troviamo davanti al binomio di massima qualità possibile da quando sono nate le home – console. Come si sceglie quest'anno si sceglie bene secondo me perchè essendo  Pes e Fifa due titoli molto differenti tra loro e privilegiando aspetti diversi sono certo che saranno in grado di accontentare i desideri e le esigenze di ogni videogiocatore. Tutto questo senza però stravolgere l'impianto di gioco che li ha caratterizzati in questi anni, ma semplicemente cercando di apportare dei miglioramenti tecnici e stilistici su basi tecniche e stilistiche consolidate. Per questo sono convinto che anche questa volta non ci saranno sostanziali stravolgimenti delle gerarchie di “potere” e conseguentemente non ci sarà lo spostamento netto dell'asse di interesse verso l'uno o l'altro titolo. Per come la vedo io chi giocava a Pes continuerà a giocarci come chi giocava a Fifa lo farà ancora. Questo fondamentalmente perchè Konami ed EA non sono stati in grado di introdurre cambiamenti o novità tali da imporre la supremazia del loro titolo sull'altro andandosi ad assicurare la fetta di videogiocatori legati alla concorrenza. Il perchè di tali scelte noi comuni mortali non le sapremo mai! quello che però possiamo tentare di sapere è se un gioco merita di essere comprato e giocato oppure no e per scoprirlo insieme non riempirò pagine e pagine parlando di impact-engine, tactical-defending e compagnia bella (perchè non ne verremmo mai a capo), ma di “divertimento” e “coinvolgimento” che per me restano i due aspetti più importanti da valutare quando si vuole giudicare un videogioco.
Comincio parlando un po’ di Fifa che a prima impressione mi è sembrato essere rimasto il gioco di un anno e di due anni fa leggermente “aggiustato” e migliorato nell’impatto grafico, nelle animazioni e nei menù tutti nuovi di zecca. Il fatto di aver mantenuto immutati tutti i suoi punti di forza (licenze, maglie, formazioni e stadi ufficiali ed aggiornati, modalità online ben realizzata e soprattutto un gameplay ormai consolidato, fluido e molto intuitivo) di questi tempi secondo me è già un grande risultato. Insomma comprando Fifa si ha la certezza di avere un gioco facilmente accessibile per tutti che permette anche al videogiocatore occasionale di mettere su il disco e giocare subito passando attraverso un paio di semplici step. Allo stesso tempo comunque con il gioco EA sarà accontentato anche il “consumatore” più esperto ed esigente che “smanettando” tra i tantissimi menù a disposizione potrà “confezionarsi” la modalità di gioco più vicina ai propri gusti. Se è vero però che Fifa ha mantenuto inalterati i suoi tanti pregi posso dire che allo stesso tempo anche i suoi difetti in gran parte sono rimasti immutati; infatti nonostante quello che ho letto in giro Fifa secondo me nonostante si “atteggi” a grande simulazione calcistica, resta un gioco molto Arcade, molto bello, ma anche molto Arcade soprattutto se giocato come esce dalla “casa” in modalità Assistita. Cosa significa questo? Significa che riuscire ad arrivare davanti alla porta e fare un tiro non è proprio un’impresa proibitiva e per farlo non servono grandi azioni manovrate, ma giusto un paio di passaggi azzeccati che in questa modalità, che tende al “binario invisibile”, non si farà fatica ad eseguire. Questo spesso crea un ritmo di gioco molto serrato più simile al basket che al calcio, caratterizzato da un’azione dietro l’altra che solo ai livelli di difficoltà più alti e contro top team non si conclude con un tiro in porta. Proprio a tal riguardo ho notato giocando che se si sfidano squadre di un certo livello (Real, Barca e via discorrendo) una volta arrivato a ridosso dell'area avversaria è praticamente quasi impossibile fare breccia attraverso la difesa che ribatterà con successo ogni tuo tentativo di attacco. Per questo motivo non mi trovo d’accordo con chi scrive che la fase difensiva in questa edizione è stata profondamente migliorata, è più giusto dire che è stata semplicemente potenziata su vari livelli proprio come avviene in qualunque gioco Arcade. Parlando della modalità Manuale posso solo dire che io ho trovato tante, tantissime difficoltà nel costruire trame di gioco ed anche solo riuscire a portare a buon fine tre passaggi di fila a volte è stata un'impresa. Trovo che questa a meno che uno non sia il Bobby Fischer dei videogiochi sia davvero un'esperienza frustrante. Per questo motivo a Fifa tutti (o quasi) giocano in modalità Assistita ed è in questa modalità che secondo me il gioco va giudicato pur consentendo poi le più ampie e libere possibilità di varianti: dal tipo di telecamera al livello di assistenza sui vari tipi di tiri passando per i livelli di abilità e la configurazione del controller. Questa opportunità è sicuramente apprezzabile e può rappresentare un reale vantaggio quando si gioca da soli in offline, ma diventa inevitabilmente un problema (quasi) imbarazzante quando ci si trova a dover giocare contro un amico o online perché spessissimo arrivare ad un compromesso “di parametri” è impresa davvero ardua! Insomma Fifa è un videogioco bello che però può e deve migliorare tanto, ma che già adesso, potendo contare su tutte le licenze ufficiali e su una vastissima gamma di varianti, riesce e riuscirà ad abbracciare la più grossa fetta di consumatori sul mercato facendo sicuramente da padrone nelle vendite. Allo stesso modo però proprio per i motivi sopradetti, il colosso della EA, è e sarà destinato ad essere considerato un titolo molto “facile” e commerciale rispetto ad un Pes che invece ho notato sta imboccando ogni anno che passa sempre di più la strada dell'esclusivismo e della ricerca del gioco di nicchia e “per pochi”. Pes infatti secondo me rispetto al suo rivale ha mantenuto nel corso degli anni e sta ancora mantenendo una sua “Anima” che certamente non aiuterà la Konami negli incassi, ma che verrà apprezzata molto da chi sceglierà questo come suo videogioco di calcio. Chi compra Pes sa bene che le sue speranze di trovare il Chelsea o il Manchester United nel suo menù verranno tradite dopo un paio di click! Come sarà tradita la speranza di trovare le rose delle varie squadre aggiornate o tutte le maglie e gli stadi con licenza ufficiale. Pes è sempre lo stesso. E funziona per questo perchè il menù non è mai cambiato, perchè la schermata della partita viene sostituita una volta ogni due o tre anni e perchè una volta scelto il livello di assistenza (da 1-4) che si desidera nei passaggi e il tipo di cambio giocatore si può iniziare a giocare senza dover più andare in giro tra i menù ed i sottomenù. Ma se da una parte Pes è molto semplice ed intuitivo nei menù è anche molto complesso e profondo come videogioco. Pur mantenendo la stessa veste grafica (uno step al di sotto di Fifa) e lo stesso gameplay di sempre la Konami quest'anno ci ha regalato un gioco molto più difficile ed elaborato delle passate edizioni. Pes appena messo non può piacere subito perchè ha bisogno di tempo per essere apprezzato e giocato come probabilmente la Konami aveva previsto e sperato che facessero i videogiocatori. Ci vuole tempo e pazienza e una certa confidenza col nuovo sistema di controllo al quale si è aggiunta la possibilità di muovere contemporaneamente al portatore di palla un secondo giocatore o più semplicemente di farlo scattare per creare spazi nelle difese che quest'anno sono molto più difficili da superare. Io dopo due partite lo volevo rivendere poi ci ho continuato a giocare ed ho cominciato a capire ed apprezzare. Pes infatti è un gioco di calcio di grande sensibilità e profondità che si avvicina secondo me come mai avvenuto prima ad una simulazione di calcio. Giocandoci ho avuto spesso la sensazione di far proprio parte del gioco per quanto era percettibile la risposta dei giocatori ai miei comandi. Cosa che non avevo potuto avvertire dopo poche sfide. Insomma Pes 12 è un gran bel gioco di calcio, ma per poterne gioire bisogna riuscire inevitabilmente a passar sopra al fatto di dover giocare con l'FC London, con il Man Red ed il Man blu o con un'Inter con Eto'o in attacco al posto di Forlan o con una Roma ed una Juve praticamente uguale a quella della scorsa stagione! Questo è un limite molto grosso al quale la Konami ogni anno puntualmente non riesce a porre rimedio! È vero ci sono in giro per la rete moltissime patch non ufficiali che consentono di ovviare al problema, ma non tutti hanno le competenze per cercarle, scaricarle ed installarle e non tutti hanno voglia di spendere quasi settanta euro per avere tra le mani un gioco incompleto. Incompleto è infatti il termine più esatto purtroppo per definire Pes e finchè la Konami non capirà o continuerà a far finta di non capire che uno dei principali problemi di vendita del suo prodotto è questo, non riuscirà a scalzare Fifa dal podio delle vendite. Concludo il discorso su Pes dicendo che mi piace la modalità allenamento pensata a minigiochi (in stile Virtua Tennis per intenderci), mi piace il MyPes, applicazione attraverso la quale si possono condividere risultati, statistiche e tornei attraverso la bacheca di Facebook, mi piace molto la possibilità di giocare in 3D mentre mi piacciono meno le animazioni, le IA e la reattività dei portieri che spero possano migliorare con le nuove patch di aggiornamento ufficiali.

Penso di avere detto tutto, prima di congedarmi non mi resta altro da fare che decretare un “mio” vincitore. Bene...rullino i tamburi...suonino le trombe...THE WINNER IS:

IL DIVERTIMENTO!

Perchè statene certi qualunque sia stata o sarà la vostra scelta una cosa è certa quest’anno ragazzi ci sarà davvero da divertirsi...

giovedì 6 ottobre 2011

LA MELA


Ci sono state tre mele che hanno cambiato il mondo: quella di Adamo ed Eva, quella di Newton e quella di Jobs. Fai buon viaggio verso l'iHeaven Steve...

lunedì 3 ottobre 2011

UN SABATO A ROMICS

Per il secondo anno consecutivo ho deciso di andare alla Fiera del Fumetto a Roma; quest'anno a differenza dello scorso non c'era con me Maria, ma Diego e Luciano come fidi e pazienti accompagnatori. 
L'entusiasmo di Diego!
Azz la gente!
Detto tra noi, vista l'esperienza poco stimolante e divertente dello scorso anno, questa edizione me la sarei persa senza grossi rimpianti, ma i tre biglietti gratis avuti in regalo da Francesca uniti alla voglia di comprare due romanzi grafici senza dovermi servire di internet mi hanno convinto ad andare. Di sabato. Lo scorso anno di venerdi con Maria avevo trovato una situazione molto "soft" a livello di gente e confusione e la visita alla Fiera era stata rilassante anche se non troppo stimolante; questa volta di sabato è andata un pò peggio della volta scorsa, ma meglio di una possibile gita di domenica (ho letto che c'è stato il boom di ingressi!). Molta fila all'ingresso per i biglietti e già la sensazione che a livello organizzativo la bagarre dell'edizione del 2010 non aveva portato consiglio: un accesso diverso per pubblico "normale" ed uno per i cosplayers, ma un'unica grandissima fila per pubblico pagante, persone con accrediti, persone con biglietti gratis ed Autori. Questo già all'ingresso ha creato non pochi momenti di nervosismo tra la gente . 
Arale sovrappeso!
Un Thor grasso!
E i "bodyguard" messi a sicurezza della manifestazione sembravano più loro cosplayers che gli altri e voglia di intervenire per far rispettare precedenze e mettere un minimo d'ordine pari allo zero! una volta superata la centrifuga all'ingresso ho notato subito che erano stati allestiti due padiglioni questa volta: uno per i fumetti l'altro per i "games". Questa scelta l'ho apprezzata anche se l'area della mostra dedicata ai giochi era un pò misera e mal sistemata. Poco male io sono andato per gli eroi di carta non per quelli di pixel! così mosso da curiosità mi sono gettato nella mischia con lo stesso entusiasmo che avevo quindici anni fa durante la mia prima Fiera del Fumetto sulla Colombo e lo stesso di sette anni fa al Pala Lottomatica. Insomma nonostante tutto stavo carico ed avevo ben cinquanta bigliettoni pronti ad essere spesi! ricercati speciali "Paul ha un lavoro estivo" e "Asterios Polyp" e poi un'altra decina di euro da spendere in modi vari: dolci, ramen, promo etc. 
Dall'alto la fiera mi è sembrata subito piuttosto simile allo scorso anno e quando mi ci sono tuffato dentro ho ahimè avuto conferma che la mia prima impressione non era sbagliata: gli stand erano gli stessi dell'edizione precedente ed addirittura la loro collocazione era identica (chi mi conosce bene sa che ho una grossa memoria!). Questo mi ha un pò messo di cattivo umore, ma io non potevo buttarmi giù perchè avevo una missione: trovare quei fumetti! il primo giro (timido) all'interno dei larghi corridoi belli pieni non ha sortito nessun effetto: niente Paul e niente Asterios! va beh forse ero stato poco deciso nel muovermi la prima volta, un secondo giro ero sicuro avrebbe sortito migliori risultati.
Belli i tipi di Oz!
Umbrella Time!
Nel frattempo Luciano dopo un tour completo aveva divorato tre panini ed un cannolo mentre Diego aveva mostrato lo stesso entusiasmo che avrebbe avuto se lo avessi portato a messa! Altro giro altra corsa, ma niente fumetti! ormai avevo quasi perso le speranze e per ridare entusiasmo ai miei compagni di "sventura" ho iniziato a coinvolgersi in una serie di foto accanto ai cosplayers più bizzarri (vedere foto). Dopo circa tre ore i polpacci hanno cominciato a fare male, lo zainetto sulla schiena era diventato pesante come un macigno e Diego e Luciano hanno iniziato a dare segni di insofferenza. Ho invitato Luciano a fumare una sigaretta fuori per avere il tempo di un ultimo tentativo seguito da Diego. Risultato? delle graphic novels che cercavo neanche l'ombra per questo ho regalato a Diego (oltre alle carte Magic) il primo numero di "Panda Likes" autografato con dedica dall'autore Bevilacqua e per me dopo aver aver sfiorato l'acquisto del portachiavi dei "Ghostbusters" e quello del libro "Cuori da Bar", ho preso solo il numero zero di "Nirvana" la nuova striscia comica di Panini. 
X-Man vs Watchman!
Concludo "amaramente" questo post con alcune considerazioni:

- Romics non è una "vera" Fiera del Fumetto o meglio è la Fiera del Fumetto commerciale in cui è possibile trovare tutti i manga del mondo, tutti i Bonelli, i DC e i Panini, ma se si vuole acquistare qualcosa di ricercato non se ne ha la possibilità;
TranSailor Moon!
- Romics è principalmente la vetrina ed il punto di incontro più importante per tutti i cosplayers romani e non. Carini i costumi, belle le idee, ma io in una Fiera del Fumetto voglio principalmente i fumetti;

- Romics è lontana anni luce da Lucca Comics;

- Romics ha ancora tanti e tanti problemi organizzativi da risolvere;
Bello!!!
- Romics alla Fiera di Roma a Fiumicino è difficile da raggiungere e non è possibile oltre al biglietto dover pagare otto euro di parcheggio se la si vuole visitare (l'alternativa è il trenino!);

- Romics non è l'ideale per cercare un certo tipo di fumetti che purtroppo rimangono reperibili solo in internet;

- Romics al suo interno non può ospitare uno stand con la pasticceria siciliana! va bene i due bar, va bene lo stand di dolci e ramen, ma la pasticceria siciliana no vi prego!;



Al momento è tutto in attesa della prossima Fiera vi saluto...

sabato 1 ottobre 2011

PES 2012


C'ho giocato un pomeriggio intero senza sosta (anzi una si una l'ho fatta per mangiare una pesca!) all'inizio offline per fare un pò di pratica e poi tanto e soprattutto online dopo essermi registrato a mypes su Facebook. Risultato? una valanga di sconfitte (alcune umilianti!), ma anche qualche bella vittoria sudata e meritata; nonostante i risultati deprimenti totalizzati però la cosa che ho notato e più importante da dire è che il nuovo Pes (peraltro ancora parecchio incompleto) è un gioco di una "profondità" senza precedenti! più ci si gioca e più si riescono ad apprezzare delle cose, dei dettagli che al primo impatto non si riescono a percepire e che a conti fatti danno lustro al neonato in casa Konami donandogli una giocabilità ed un coinvolgimento secondo me senza precedenti. La possibilità di muovere contemporaneamente due giocatori durante un'azione o di spostare un compagno di squadra mentre si battono i calci piazzati è un'assoluta novità e rende il videogioco ancora più bello! in attesa delle patch di aggiornamento dati squadre (rose, maglie, stemmi etc.) io ho caricato i vecchi file e me lo gusto alla grande! ora segnare un gol è davvero difficile e per farlo bisogna costruire azioni "vere" e sudare e sudare! Se poi si aggiunge la modalità mypes che farà vedere a te e ai tuoi amici i risultati e le statistiche online su Facebook e la possibilità di giocare in 3D allora il gioco è davvero fatto! è comunque troppo presto per un giudizio definitivo e per scrivere una recensione completa, ci gioco un altro pò, lo spremo per bene ed appena escono le patch  scrivo tutto per bene qui...

BRAD BARRON E QUESTA IMPROVVISA VOGLIA DI ALIENI


La mia cultura "fantascientifica" è assai limitata e ha come unico vanto la visione (assai faticosa) di "2001: Odissea nello Spazio" e "Blade Runner" che a dirla tutta neanche mi hanno fatto impazzire. Però pur non essendo un amante del genere ho invece sempre amato le storie di Alieni in tutte le salse: da "X-Files" (l'ho iniziato a vedere il sabato notte e non ho più smesso e dopo due stagioni mi sono comprato e studiato tutta la guida ufficiale!) a "Predator" passando ovviamente per gli "Aliens" (tutti stupendi!). Bene, ora era un bel pò che non mi interessavo più all'argomento, poi improvvisa ed inaspettata si è rapidamente impossessata di me una strana voglia di "mostriciattoli verdi" che mi ha portato a vedere in rapida successione: "Falling Skies", "La Guerra dei Mondi" (l'avevo già visto), "Discrict 9" (talmente bello da meritare l'acquisto del blu ray) e "World Invasion". E fino a qui tutto bene, ma se poi la voglia di extraterrestri si estende anche al fumetto allora ho davvero motivo di essere preoccupato soprattutto se poi vado sul web e mi metto a cercare la collana completa di "Brad Barron" (che avevo ed ho venduto anni fa!) per ri-comprarla! cosa che ovviamente ho fatto subito e fortunatamente ad un prezzo davvero stracciato. Al momento non ho altro da aggiungere certo però che di "Brad Barron" e i suoi fratelli ci ritroveremo presto a parlare...

venerdì 30 settembre 2011

ROMICS 2012

Domani andrò alla Fiera del Fumetto a Roma per comprare questo:



e questo:


Spero di trovarli...

PRESTO VI PARLERO'

Di "Carnage", di "PES vs FIFA" e di sfide a Beach Volley...

mercoledì 28 settembre 2011

PES 2012


MIO! con un giorno di anticipo sulla data di uscita (grazie Andrea!). Comincia ufficialmente la nuova stagione e il gioco sembra davvero promettere bene. A presto per dettagli, curiosità e recensione...

lunedì 26 settembre 2011

GRAZIE SERGIO...

Per avermi fatto conoscere tutti questi "Amici" e per tanto altro ancora. Buon viaggio...

I KILL GIANTS - RECENSIONE

Sono da sempre un “divoratore” di fumetti di tutti i “tagli” e di tutti i generi, ma è solo da poco tempo (circa un anno) che mi sono avvicinato alle Graphic Novels o come preferisco chiamarle io “Romanzi grafici”. E devo dire che negli ultimi mesi mi è capitato di leggerne anche di molto belli, “LMVDM” di Gipi e “Il Selvaggio” di Almond-McKean su tutti, come l’ultimo che mi è capitato tra le mani: “I Kill Giants” scritto da Joe Kelly ed illustrato da KM Ken Niimura. L’acquisto di questo “fumetto” è stato del tutto casuale: avevo un buono di venti euro da spendere nella mia fumetteria di fiducia e dopo quasi mezzora di indecisione mi sono lasciato convincere dalla copertina, dal tratto del disegnatore e dalla protagonista, una ragazzina sociopatica impegnata nella lotta ai giganti! Lo ammetto, ho sempre avuto un debole per le storie che hanno come protagonisti bambini e/o adolescenti e quando ho visto Barbara Thompson è stato immediatamente colpo di fulmine. BT è la protagonista di questa storia che affronta in maniera molto particolare alcuni delicati temi legati alle paure dei bambini “incarnate” nelle figure dei giganti che questa ragazzina, sveglia e coraggiosa, si troverà ad affrontare e sconfiggere grazie al suo fedele martello Coveleski (davvero molto interessante la storia che c’è dietro al nome di questa arma). Mi rimane molto difficile poter aggiungere altro a quanto scritto senza correre il rischio poi di anticipare troppo per chi fosse interessato alla sua lettura, per questo concludo questo mio breve commento dicendo che secondo me “I kill Giants” è un gran bel romanzo grafico sui bambini, ma per adulti, che ha tra i suoi punti di forza un’impaginazione e un ritmo molto cinematografico, un tratto semplice a metà strada tra i comics americani e il manga, una trama costruita in maniera perfetta ed un finale davvero commovente. E non ditemi che per quindici euro tutto questo non vi basta…

UN ALIBI DI SCORTA DI ENRICO MONTESANO

A me Enrico Montesano è sempre piaciuto. E per sempre intendo dai tempi in cui recitava nel “Conte Tacchia” di Sergio Corbucci fino all’apparizione in “EX” di Fausto Brizzi, passando per l’immortale “Febbre da cavallo” e “Mi faccia causa” (il mio preferito) di Steno. E non mi erano dispiaciute neanche le sue apparizioni televisive in “S.P.Q.M.” e “Fantastico Enrico” e le sue performance teatrali, una tra tutte “Il Rugantino”.
Così quando Maria mesi fa mi ha portato a sorpresa a casa “Un alibi di scorta” il suo primo romanzo la curiosità e la voglia di leggerlo è stata davvero forte! Infatti io stimo molto gli “artisti” poliedrici che sanno spaziare in campi diversi: attori che diventano cantanti che diventano scrittori che sanno anche disegnare e via discorrendo. Un “caso” che mi appassionò anni addietro fu quello di Giorgio Faletti, un artista che dopo anni di prigionia in personaggi da “Drive in” si reinventò dapprima cantante impegnato (“Signor tenente”) a Sanremo ed abile scrittore di thriller (“Io uccido”) poi. Inizialmente la sua “mutazione” mi esaltò parecchio, poi bastarono un paio di sue dichiarazioni in tv, una frase “sbagliata” detta durante la presentazione di “Niente di vero tranne gli occhi” alla Feltrinelli (un giorno ve la racconterò questa storia) ed il sospetto (poi divenuta certezza!) che non fosse lui a scrivere i suoi romanzi per farmi passare tutti gli entusiasmi e per far crollare sotto le scarpe la stima nei suoi riguardi. Cosa che non credo succederà col buon vecchio EM perchè pur non essendosi dimostrato un gran talento alla scrittura, almeno i suoi romanzi se li scrive da solo! E questo lo dimostra il fatto che “Un alibi di scorta” infatti è infatti un racconto molto “alla buona” che non sembra avere grandi pretese concettuali, stilistiche e di contenuto. Il libro di 154 pagine scritto da EM in un bel romano accessibile anche ai non-romani, racconta la storia dai toni agrodolci di un geometra (Pietro detto Alboreto) che in seguito ad un’accidentale caduta avvenuta durante l’ispezione in un cantiere edile, rimane paralizzato dalla vita in giù. Questo incidente ovviamente comporterà una serie di cambiamenti nella sua tipologia di vita che saranno poi la causa dell’inaspettato spostamento degli affetti a cui sarà soggetto. Quindi un tema un po’ sfruttato che però EM non ha la presunzione e la pretesa di utilizzare per farci la morale sul tema dell’invalidità, ma piuttosto come concept iniziale intorno al quale costruire la storia che nelle sue intenzioni doveva essere un thriller (ma che un thriller non è!) capace allo stesso tempo di far ridere (senza successo!) e riflettere (poco). “Un alibi di scorta” infatti è secondo me un racconto incompiuto perché non ha il ritmo e le svolte narrative di un thriller, manca completamente della costruzione “umoristica letteraria” (la maggior parte delle battute sono affidate alla dialettica del protagonista ed avrebbero funzionato di più in video) e quando prova a “trasmettere emozioni” purtroppo scade nel banale. Comunque sia non tutto è male, infatti EM mostra una certa confidenza con la scrittura e riesce nel difficile compito di realizzare più di centocinquanta pagine di lungo, lunghissimo monologo che risulta si di facile lettura, ma che è nello stesso tempo anche davvero molto piatto. “Un alibi di scorta” ha il torto di non coinvolgerti mai nella storia che racconta, di non farti affezionare a nessun personaggio (tutti peraltro tracciati con superficialità) e di non lasciarti nulla o quasi nel momento in cui arrivi alla parola fine. Secondo il mio modesto parere EM nasce per stare davanti ad una telecamera ed è lì che ha dato e può dare ancora il meglio; questo tentativo, seppur nobile di scrittura, è un po’ fallito e il fatto di aver definito questa sua opera come scritta per immagini e pensata per il cinema non è una giustificazione perché probabilmente “Un alibi di scorta” magari potrà essere pure un bel film, ma intanto è un libro brutto.

3D CHE VORDI'?



Per il commento di questo blu-ray me la caverò davvero con due parole: non compratelo! Ma non perché sia un brutto film, anzi a me che peraltro non sono un amante di film in costume è piaciuto, ma semplicemente perché non è in 3D! “Scontro tra Titani” è infatti un film che è stato girato in maniera “classica” al quale è stata aggiunta in fase di post-produzione la terza dimensione e questo, rispetto ad esempio a pellicole come “Avatar” o “Sanctum”, si nota e parecchio. Poi che la storia sia carina, anche se secondo me risolta in maniera troppo sbrigativa, e che ci sono nel film scene spettacolari e bei “momenti” di regia è un’altra storia perché se io decido di acquistare un blu-ray in 3D è ovvio che voglio la profondità di campo e un bel po’ di pop out, tutte cose che qui non troverete. La Warner Bros. e la Legendary Picture sono state molto abili a sfruttare l’ondata di successo avuta da “Avatar” e dal suo protagonista, Sam Worthington, scegliendo proprio lui per il ruolo di Perseo e spacciando il film per un 3D pur non essendo così! Ultime due annotazioni:
  • a 16,90€ si può acquistare (io l’ho trovato da Saturn);
  • i poster promozionali dell’edizione jappo sono stati realizzati da Masami Kurumada, Autore del manga “I Cavalieri dello Zodiaco” ed io vi consiglio di andarli a cercare.

domenica 25 settembre 2011

NEI PROSSIMI GIORNI...

- Recensione della Graphic Novel "I Kill Giants"
- 3D che vordì: "Scontro tra Titani"
- Commento sul libro "Un Alibi di scorta" di Enrico Montesano
- Consigli per l'acquisto: Game su AppStore
- Audiolibri da non perdere
- Lista regali per il mio compleanno!

E tanto altro ancora....

mercoledì 21 settembre 2011

PER TE...


Oggi brindo a te amico mio ed alzo il bicchiere verso il cielo perché tu per me ci sei e ci sarai sempre...

martedì 20 settembre 2011

E DOPO CINQUE ANNI ARRIVA "SENZA TITOLO"

Sesta fila posti centrali!

Qualche anno fa, precisamente alla fine del Tour de “Le Band si sciolgono”, Luca Carboni durante un’intervista in tv disse che molto probabilmente quell’album (il decimo di inediti) sarebbe stato il suo ultimo “lavoro” perché come cantautore era arrivato alla fine di un ciclo creativo e che, siccome non aveva più niente da “dire” preferiva chiuderla lì. Ovviamente quell’ affermazione, oltre che sorpreso, mi lasciò parecchio dispiaciuto perché Luca Carboni per molti anni era stato il mio artista preferito, l’unico di cui avevo tutti i cd (e pure un vinile) e peraltro tutti originali e l’unico che avevo seguito in più di un concerto. Però pensai che in fondo Luca con quella sua uscita di scena improvvisa aveva oltremodo dimostrato di essere un grande cantautore, uno dei pochi che piuttosto che piegarsi davanti a “golosi” giochi commerciali aveva scelto l’abbandono. Mi misi l’anima in pace ripensai allo splendido concerto all’Auditorium aperto da Rosario Di Bella al pianoforte e chiuso dagli inchini e i ringraziamenti di Carboni e non ci pensai più; almeno fino a quando qualche mese fa su Twitter il cantautore bolognese scrisse che a metà settembre sarebbe uscito un suo nuovo album di inediti. Non di cover come "Musiche ribelli", ma proprio di inediti ed aggiunse che era il risultato di due anni di lavoro. A quel punto la mia curiosità montò su come una scimmia impazzita che iniziò a ticchettare incontrollata e sue dita sulla tastiera del mio Mac alla ricerca di informazioni. Ma sul web non c’era niente! Niente di niente, le uniche notizie disponibili le ho avute attraverso i tweet proprio di Luca che devo riconoscere è stato molto abile a “costruire” una intelligente campagna pubblicitaria per il suo nuovo album “Senza titolo”. Gli ingredienti classici infatti c’erano tutti: il cantautore famoso che stanco della routine e dei ritmi indemoniati della città decide spontaneamente di ritirarsi alla ricerca dell’ispirazione perduta nell’isolamento di una casa sulle montagne in mezzo ai boschi; Luca cominciò a parlare così di vita a contatto con la natura, di lavorare la terra, di aver acquistato un trattorino, di rapporto padre-figlio, della moglie, dei veri valori della vita e bla bla bla. Tutto molto bello e romantico, ma tutto anche già visto e soprattutto sentito come purtroppo si è dimostrato essere questo suo ultimo album! Perché è bene dirlo subito “Senza titolo”, undicesima fatica, di Luca Carboni è un album che non aggiunge praticamente nulla a quanto già detto e scritto da questo artista che a distanza di ben cinque anni da “Le band si sciolgono” (album di studio che avevo apprezzato) torna alla ribalta affidandosi ai soliti temi, a quelli a lui più cari e rassicuranti e che in passato gli avevano garantito fortuna, fama e successo. Questo d'altronde già lo si era capito dalla scelta del singolo apripista del nuovo album, quel “Fare le valigie” motivetto allegro e spensierato che ruota intorno al jingle più collaudato e caro a Luca e che tanto mi aveva ricordato “Le ragazze” di “Carovana” dimostratosi poi un capolavoro assoluto come “Persone silenziose” e “Mondo”, tre album che hanno come comune denominatore la collaborazione di Mauro Malavasi. Per questo motivo quando ho letto di un suo ritorno accanto a Carboni nella realizzazione di "Senza titolo" ho iniziato a sperare in un qualcosa di indimenticabile come gli album sopracitati rendendomi conto però molto presto che le mie grandi attese sarebbero state tradite! Tradite perché senza troppi giri di parole “Senza titolo” è un disco “meravigliosamente” noioso, lento, ma di talento (scusate la rima) in cui tutti quelli che lo hanno seguito da sempre non faticheranno a ritrovare gli spunti, i ritmi e il modo di comporre canzoni tipiche del cantautore bolognese, ma che dall’altra parte non farà venire la voglia e la curiosità di ascoltarlo a chi non l’ha mai fatto prima. Probabilmente Carboni il meglio di se l’ha già dato, ma riesce ancora dopo tanti anni a mantenere quell’animo tormentato ed insofferente che lo ha portato sempre a cercare e sognare una vita diversa e migliore da quella che non si rassegnato a vivere. Oltre a questo i temi trattati in “Senza titolo” sono le delusioni generazionali raccontate in “Riccione-Alexandre Platz” (musicalmente la mia preferita), l’amore per le piccole cose e i sentimenti confusi e inespressi (“Per tutto il tempo” e “Una lacrima”) e le pieghe intime più nascoste come le incomprensioni con i genitori (“Madre” e “Senza strade”). Oltre a questo poi ritroviamo la semplicità e l’orecchiabilità che devono essere presenti nelle canzoni pop come “Fare le valigie” e “Cazzo che bello l’amore”. Da dire secondo me c’è poco altro, concluso ribadendo che ho apprezzato molto di più i cinque anni di silenzio di Carboni (perché se non si ha niente da dire è meglio stare zitti) piuttosto che questo album che comunque alla fine non è mi è totalmente dispiaciuto e mi ha convinto a comprare i biglietti del concerto al quale porterò Maria…  

lunedì 19 settembre 2011

VOGLIO LA VIDEOCASSETTA DI SUPER 8

Locandina in stile "Drew Struzam" 
Dopo una lunga, lunghissima attesa ieri sera finalmente sono riuscito ad andare a vedere Super 8, uno dei film se non IL film di cui aspettavo con più ansia l'uscita per una serie di motivi che proverò a spiegare nelle prossime righe partendo da quello più importante: con Super 8 ero speranzoso di poter ritrovare la magia della mia adolescenza andata (in parte) persa con il passare degli anni; quella magia e quel senso di immedesimazione che avevo provato guardando i Goonies, Explorers, Piramide di Paura, E.T. e Giochi Stellari, tutti teen-movie prodotti dalla Amblin tornata a produrre un film, Super 8 appunto, dal lontano 1991. Ero talmente eccitato al solo pensiero di questa nuova uscita che non ho voluto volontariamente documentarmi sul film proprio per non rischiare di rovinarmi poi la sorpresa; unica eccezione è stata la visione di due teaser che fortunatamente non svelavano molto dei contenuti della pellicola, ma che per presentazione, per qualità ed atmosfera mi ha fatto sorgere il (coinvolgente) dubbio che Super 8 potesse essere addirittura un film di Steven Spielberg proprio dell'epoca andato perso, ritrovato e poi distribuito in sala. Ovviamente Super 8 non è niente di tutto ciò, ma è più semplicemente un grande omaggio ai film della Amblin appunto degli anni '80. E questo lo si capisce già dai titoli iniziali con la quasi dimenticata bicicletta di Elliot ed E.T. e la scritta Amblin Entertainment (primo brivido!) a presentare il film che già dai primi minuti si dimostra per quello che è, ossia un grosso contenitore di tutta la mia (e dei miei coetanei) giovinezza cinematografica. Non manca proprio nulla, c'è tutto: le famose BMX, i walkie-talkie, il walkman, i ragazzini coi zainetti sulle spalle (che lanciano oltre la rete per poi scavalcarla) e poi i conflitti familiari coi padri assenti, le sorelle più grandi coi pantaloncini cortissimi e le camicie annodate sopra l'ombelico e le mamme morte. Tecnicamente non mancano i grandi movimenti di macchina, la pellicola volutamente sgranata, un mostro che non si vede fino a mezzora dalla fine del film, il bambino protagonista introverso e sognatore, quello grasso e quello ciarliere oltre alla bellissima bambina bionda che è il vero crack della storia (la bravissima Elle Fanning sorellina minore di Dakota tanto per dire che il DNA non mente!). Tutto questo lo ritroviamo nella prima parte del film che J.J. Abrams mette in scena in maniera fantastica modellando il suo stile sull'immaginario di Spielberg in maniera davvero ineccepibile senza sbagliare un taglio, un'inquadratura e donando alla pellicola un ritmo davvero travolgente grazie anche all'introduzione dello script principale della storia e ad una caratterizzazione dei personaggi davvero davvero convincente. Dopo aver visto un'ora di film e dopo aver visto la scatola della macchina del deserto di Big Jim sul letto del bambino regista e le confezioni di pellicola kodak ho avuto un sussulto interiore che mi ha fatto gridare e sperare al capolavoro! ma improvvisamente da quando Elle viene rapita in poi il film perde improvvisamente e troppo rapidamente di vivacità, di interesse e di tono e lo script fino a quel momento davvero bellissimo si accartoccia su se stesso diventando prima risolto troppo superficialmente, poi confuso ed infine (ahimè!) anche un pò noioso; e la storia in questa inaspettata involuzione purtroppo coinvolge anche i personaggi (che a più di mezzora dalla fine non hanno più nulla di "cinematograficamente" interessante da dire) fino al tanto atteso e "classico" (per la Amblin) elemento "fantastico" finale che nel momento in cui è mostrato ha perso notevolmente di fascino fino a risultare forzato. Questo però non vuol dire che Super 8 non mi sia piaciuto, anzi per molti lunghissimi tratti l'ho "amato" ed anche il finale strappalacrima con tutti i protagonisti in strada sudati e commossi che si danno la mano guardando in alto verso la luce abbagliante mentre la m.d.p indietreggia e sale mi sta bene perchè un film della Amblin "deve" finire così, l'unica cosa che contesto è la scelta di alcune svolte narrative (ripeto) nella parte finale che potevano essere risolte molto meglio e che ci avrebbero regalato un "qualcosa" destinato a rimanere nel cassetto dei ricordi. Invece la sensazione finale che mi resta è quella dell'amaro in bocca per essermi quasi illuso che Super 8 potesse essere destinato a "rimanermi dentro" come era successo con E.T, coi  Goonies e con Explorers, capendo invece subito che non sarebbe stato così. Una cosa che comunque mi è rimasta è la voglia di riprendere i miei Big Jim dalla soffitta di casa e quella di comprarmi una bmx! concludo con una nota: carina la scelta di chiamare le industrie chimiche del corto finale Romero (padre degli Zombie!) e con un consiglio alla Amblin: a Natale fossi in loro farei uscire un'edizione speciale del film col disco blu-ray insieme alla videocassetta! se lo facessero sono sicuro che farebbero "il botto" di vendite ed io sarei tra primi a comprarlo!

martedì 13 settembre 2011

TI ASPETTAVO DA CINQUE ANNI!


Preso oggi da Feltrinelli. Adesso lo ascolto con attenzione, mi informo, twitto un pò con Luca e vi faccio sapere cosa ne penso...

mercoledì 7 settembre 2011

LAVORI IN CORSO - PARTE 2

Continuano frenetici i lavori di aggiustamento del blog. Al momento sono stati ripristinati i link di alcuni racconti brevi, la sezione "Etichette" in basso a sinistra è stata snellita, sistemata e resa di più facile ed intuitivo accesso e sono stati aggiunti i collegamenti ai miei profili Facebook e Twitter. I video che trovate qui sotto erano andati persi nel blog e l'unico modo per ripristinarli era ri-pubblicarli e siccome rinurciarci mi dispiaceva l'ho fatto. Entro fine settimana spero di riuscire a caricare i video mancanti: Le Nonne Assassine, Fahreneit 21.9, La Ballerina e tutti i racconti brevi mancanti. 

VIDEO ANDATI PERSI (2)


VIDEO ANDATI PERSI (1)